Senato della Repubblica- 4-02242 – Interrogazione sul rinnovo del contratto nazionale del settore autostrade per garantire continuità occupazionale e reddito ai dipendenti.

Senato della Repubblica- 4-02242 – Interrogazione a risposta orale presentata l’8 ottobre 2019.

- Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e delle infrastrutture e dei trasporti. - Premesso che:

le autostrade italiane sono gestite per la maggior parte da società concessionarie;

a partire dal 1º ottobre 2012 l'ente concedente non è più Anas, come in precedenza, in quanto le funzioni sono state trasferite da tale data al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che le esercita tramite la Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali;

le autostrade sono nella maggioranza dei casi sottoposte al pagamento del pedaggio e sono gestite o dall'ANAS o da società firmatarie di convenzioni con ANAS stesso;

considerato che, a quanto si apprende dai maggiori quotidiani:

mentre i concessionari autostradali sono impegnati per il rinnovo dei loro contratti (le concessioni), i sindacati si stanno mobilitando per il rinnovo del contratto dei lavoratori del settore, scaduto da 9 mesi;

nelle trattative sindacali, le rappresentanze imprenditoriali riunite nell'associazione datoriale Fise hanno preventivato (vista la probabile riduzione degli extra-profitti fino a ora incassati) la richiesta di ridurre drasticamente il costo del lavoro;

tra le proposte in trattativa ci sono l'abolizione della presenza obbligatoria del personale al casello durante le 24 ore, l'assunzione di personale che andrà in pensione con contratti di altre categorie meno costosi di quello in vigore e l'introduzione del part time a chiamata;

come spiegano fonti sindacali, dopo la ripresa avvenuta negli scorsi giorni il Tavolo tra le concessionarie e i sindacati si è interrotto, tanto che i lavoratori sciopereranno di nuovo il 13 e 14 ottobre 2019, dopo la prima agitazione indetta per il 4 e 5 agosto scorsi;

i sindacati parlano di "atteggiamento gravemente irresponsabile" delle aziende sul nodo della clausola sociale di salvaguardia dell'occupazione in caso di nuova concessione, una vicenda che si intreccia con l'iter amministrativo di revoca (sanzionatoria) ad Autostrade per l'Italia, aperto a seguito del crollo del ponte Morandi di Genova;

sembrerebbe che dopo un'apprezzabile apertura delle controparti, arrivata fino al raggiungimento di un testo condiviso soddisfacente per entrambe le parti, una delle associazioni datoriali abbia espressamente dichiarato la volontà di ritirare la propria disponibilità a concordare la clausola sociale, determinando l'inevitabile rottura delle trattative;

le concessionarie italiane hanno tra i pedaggi più elevati d'Europa, inoltre godono di consistenti riduzioni di personale derivanti dall'ingresso del "telepass" e di ricavi sempre crescenti per l'aumento costante del traffico;

i canoni di concessione dovuti allo Stato sono irrisori e la manutenzione sembrerebbe non avvenire con gli standard concordati con il regolatore pubblico;

la ventina di concessionarie italiane (siamo la rete nazionale più frammentata d'Europa) sembrerebbe voglia far ricadere sui lavoratori delle autostrade la riduzione dei suoi profitti;

nove mesi di trattative con le maggiori sigle sindacali non sono bastati per definire il rinnovo del CCNL del settore, lasciando inalterata la precaria posizione dei dipendenti, anche relativamente ai salari,

si chiede di sapere, a fronte della attuale precaria condizione dei lavoratori, come il Ministro in indirizzo intenda agire ai fini del rinnovo del contratto nazionale del settore Autostrade, visto l'atteggiamento ostruzionista delle controparti datoriali per garantire continuità occupazionale e reddito ai dipendenti. (4-02242)