Camera dei Deputati - 7-00600 - Risoluzione sulle criticità di numerose strutture, alcune già interdette al traffico pesante, ponti stradali alcuni dei quali gestiti da Anas.

Camera dei Deputati - 7-00600 - Risoluzione in Commissione presentata il 25 gennaio 2021.

Le Commissioni VIII e IX,

premesso che:

sull'asta del fiume Po, nelle sue prossimità e sui suoi affluenti, sorgono numerosi ponti ammalorati, in particolare i ponti stradali. La maggior parte dei ponti stradali sono gestiti da Anas e per alcuni è previsto a breve il passaggio alla medesima società (come il ponte della Becca a Pavia, il ponte di Casalmaggiore fra Parma e Cremona, il ponte di Viadana fra le provincie di Mantova e Reggio Emilia, il ponte di Ostiglia-Revere in provincia di Mantova);

con ripetuti atti di sindacato ispettivo sono state messe in evidenza le criticità di numerose strutture, alcune già interdette al traffico pesante, alcune in via di interdizione, alcune da ricostruire;

l'articolo 1, comma 891, della legge 30 dicembre 2018 numero 145, ha previsto un importante stanziamento pluriennale, dal 2018 al 2023, di 250 milioni di euro, per la messa in sicurezza dei ponti esistenti e per la realizzazione di nuovi ponti in sostituzione di quelli esistenti con problemi strutturali ed è iniziato un monitoraggio di queste e di altre infrastrutture nazionali, dal quale emerge un variegato e mobile quadro di gestione che non favorisce l'efficienza e la sicurezza dei trasporti ed il rispetto della concorrenza nelle gare di appalto;

il decreto ministeriale n. 1 del 2020 ha stabilito le assegnazioni per le 255 strutture identificate nel bacino del Po e i subcriteri dei criteri indicati in legge primaria (miglioramento della sicurezza, traffico interessato, popolazione servita;

attraverso il Po, in particolare sulle strade statali, passano buona parte delle merci italiane esportate e importate che determinano il 60 per cento del prodotto interno lordo italiano e riguardano una parte significativa dell'export e import nazionale;

nel Nord Italia risiede il 46,25 per cento della popolazione italiana e i 255 ponti del bacino del Po hanno un impatto sociale, di coesione ed economico per tutta la popolazione e l'introito fiscale generato da questo prodotto interno lordo impatta su tutta l'economia nazionale;

i veicoli che transitano quotidianamente sui ventitré ponti principali del Po, di cui quattro autostradali, sono più di quattrocentomila, con oltre settantamila mezzi pesanti;

l'infrastrutturazione ferroviaria del bacino Padano non ha al momento capacità adeguata sia per quanto riguarda il trasporto merci che quello pendolare e sono attesi da decenni raddoppi ed elettrificazioni di molte linee nel bacino;

le infrastrutture del bacino Padano sono interconnesse e se un ponte è interdetto al traffico o vede limitazioni di portata, i mezzi si spostano su altri ponti pressandoli ulteriormente, incrementando traffico, generando inquinamento, incrementando i costi per i trasporti e aumentando i rischi di un vero e proprio lockdown ambientale favorito dai cambiamenti climatici e dalle frequenti piene del Po e dei suoi affluenti con numerose esondazioni, allagamenti di golene e allagamenti di vasti territori nel bacino con inevitabili ripercussioni negative sul tessuto socio-economico;

dalla ricognizione riportata nel decreto ministeriale n. 1 del 2020 risultano essere 183 su 255 i ponti con degrado strutturale alto, 42 i ponti con limitazione di portata, 5 con limitazione del traffico, 4 chiusi totalmente e altri interessati da lavori di manutenzione;

il ponte della Becca a Pavia, dal 2010 è interdetto ai mezzi pesanti ed è oggetto di frequenti manutenzioni ed interventi di messa in sicurezza che spesso portano alla chiusura totale del traffico per diversi giorni all'anno. Questo ponte vede una procedura lenta di passaggio della competenza e della gestione da regione Lombardia ad Anas, questione che dovrebbe essere risolta grazie al monitoraggio di Anas che sta procedendo direttamente con l'attività ispettiva su vari ponti e viadotti insistenti sulle strade di rientro, la cui conclusione è prevista per marzo 2021;

per quanto riguarda i ponti in provincia di Piacenza, 9 su 55 hanno un degrado strutturale alto; tra i ponti a degrado alto si segnala il viadotto sul rio Ricò che richiederebbe interventi per 1,4 milioni di euro;

in provincia di Parma si riscontrano problemi al ponte di San Daniele Po, soggetto a limitazioni di portata;

il ponte di Casalmaggiore, fra le provincie di Cremona e Parma ma con rilevanza strategica anche per il transito verso la provincia di Mantova, ha visto un'interruzione totale al transito fra il 7 settembre 2017 e il 5 giugno 2019 per degrado dell'impalcato ed è stato sottoposto a lavori di «cerchiaggio»;

il ponte di Viadana-Boretto, fra le provincie di Mantova-Reggio Emilia e che risulta essere destinato al passaggio ad Anas, è stato oggetto di lavori di manutenzione nel 2019 che hanno comportato una prolungata chiusura fino al mese di giugno 2019;

per il ponte di Guastalla-Dosolo risulta essere in corso la progettazione esecutiva riguardante interventi di riqualificazione e messa in sicurezza;

il ponte di Borgoforte (Mantova), costruito nei primi anni '60, presenta ormai uno stato di degrado avanzato; è stato oggetto di un intervento di rinforzo strutturale delle tre pile in alveo, ma il degrado avanzato e generalizzato del calcestruzzo induce a ritenere urgente un intervento di manutenzione straordinaria e di consolidamento statico sulle 41 pile e 40 campate in golena (travi, mensole, pilastri, appoggi) nonché sugli elementi secondari quali parapetti, marciapiedi, pavimentazione. A seguito del censimento dei ponti svolto dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, tramite il provveditorato delle opere pubbliche, suddetto ponte è stato inserito come manufatto su cui sarebbe necessario «un intervento minimo prioritario» stimato in 5 milioni di euro;

a Reggio Emilia vi sono criticità al ponte Veggia, tra Sassuolo (MO) e Casalgrande (RE);

sul ponte di San Benedetto Po (Mantova) il traffico pesante è interrotto dal 2012 e fu presentata segnalazione ad Anac per la gara che si concluse con l'assegnazione dell'esecuzione dei lavori ad una società extraregionale che assegnò in subappalto buona parte dei lavori a un'azienda locale poi interdetta dalla white list antimafia;

il ponte di Ostiglia-Revere vede non risolta la questione del passaggio del sedime ferroviario da Rfi ad Anas prima della parziale ricostruzione ed è recente la notizia della prossima chiusura al traffico pesante del ponte Marino nel comune di Borgo Mantovano sulla strada statale n. 12 Abetone-Brennero, con conseguente deviazione del traffico merci di oltre 30 chilometri;

il ponte Samone (Pavullo sul Frignano in provincia di Modena) sul fiume Panaro, che serve un bacino di popolazione pari a settecentomila abitanti, è stato oggetto di gravi danneggiamenti durante la piena ed esondazione del 6 dicembre 2020, con rottura di un pilone centrale; questo ponte era considerato a degrado strutturale basso dalla ricognizione inserita nel decreto ministeriale n. 1 del 2020;

i soli ponti posti direttamente sull'asta del Po vedono un impegno finanziario per la ricostruzione superiore a 350 milioni di euro, superiore al fondo della legge di bilancio 2019 e senza considerare gli interventi parziali o integrali previsti per i restanti 250 ponti del bacino;

l'inquinamento in Pianura padana ha raggiunto livelli elevati e nonostante il lockdown stia aumentando anche il livello di ozono, tanto che in data 7 luglio 2020 è stato diramato l'allarme per la salute con invito ad evitare attività all'aria aperta nelle ore di maggiore insolazione; le polveri sottili già in eccesso potrebbero quindi aumentare per l'incremento dei chilometri percorsi dalle merci trasportate su gomma che, in Emilia-Romagna e a Mantova in particolare, sono responsabili per il 21 per cento del particolato respirato secondo la speciazione del particolato atmosferico di Ispra:

la presenza di ponti non praticabili ha determinato gravi criticità durante l'attuale emergenza da Covid-19 rendendo più difficoltoso per gli utenti l'accesso alle prestazioni sanitarie, considerando inoltre che la regione Lombardia ha chiuso alcuni punti nascita, fra i quali quello di Viadana, con la conseguenza che, con i ponti spesso non praticabili, le partorienti devono percorrere notevoli distanze per accedere a presidi più lontani;

i veicoli eccezionali per ingombro, ai sensi dell'articolo 10 del codice della strada, possono essere caricati al massimo della massa consentita con carichi collegati a quello principale, portando a un maggiore stress delle infrastrutture attraversate,

impegnano il Governo:

ad adottare iniziative volte a velocizzare la manutenzione e, ove necessario, la ricostruzione dei ponti sul bacino del fiume Po e sulle principali arterie afferenti allo stesso, incrementando la dotazione finanziaria dei fondi previsti dalla legge 30 dicembre 2018, n. 145, anche attraverso le risorse del «Recovery fund»;

ad adottare iniziative per estendere l'attività di monitoraggio sensoristico da remoto dello stato di degrado a tutti i ponti sul bacino del fiume Po;

ad effettuare una ricognizione dei ponti per i quali si rende necessario dichiarare lo «stato di emergenza»;

ad adottare le iniziative di competenza volte a nominare un commissario per il monitoraggio, la manutenzione, la supervisione delle procedure di passaggio di competenze e la ricostruzione dei ponti del bacino del Po;

a monitorare il passaggio di gestione dei ponti ad Anas e a velocizzare la procedura anche tramite il commissario;

a valutare la pianificazione e il finanziamento di infrastrutturazione mirata allo spostamento di merci e persone dalla gomma al ferro o all'acqua nel bacino Padano, attraverso l'elettrificazione delle linee a gasolio, con velocizzazione dell'innovazione tecnologica delle linee ferroviarie e raddoppi selettivi annullando gli interventi per la costruzione di nuove autostrade e di infrastrutture che vedano alternative a minori emissioni atmosferiche;

a valutare l'opportunità di adottare idonee iniziative volte a modificare l'articolo 10 del decreto legislativo n. 285 del 1992 al fine di ridurre la pressione sulle infrastrutture, in particolare sui ponti attraversati da questi carichi, privilegiando le infrastrutture ferroviarie e le idrovie per questi carichi.
(7-00600)

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