Camera dei Deputati - 1-00405 - Mozione sul mancato supporto a bambini ed adolescenti, del Governo nel gestire la pandemia. Discussione

Camera dei Deputati - 1-00405 - Mozione presentata il 25 novembre 2020.

   La Camera,

premesso che:

il Governo, dall'inizio della pandemia, è impegnato nella definizione di misure destinate a contenere la diffusione del virus, aggiornate in relazione all'andamento della curva epidemiologica e con l'implicazione – necessaria per la sicurezza e la salute pubblica – di forti limitazioni alle attività di cittadini e imprese. D'altro canto, tali misure sono state supportate dalla definizione di altrettante politiche – principalmente di natura economica – a sostegno della popolazione. Questo sforzo orientato a definire la realizzazione di forme di supporto alle più diverse categorie sociali, lavorative ed economiche, nel suo tentativo di raccogliere una quanto più ampia possibile porzione di cittadine e cittadini, ha però lasciato spesso in secondo piano una componente importante: i bambini, le bambine e gli adolescenti;

la forzata chiusura delle scuole a partire dal 5 marzo 2020 e l'implementazione delle più varie forme di didattica a distanza, hanno reso necessaria ed urgente la definizione da parte del Governo di proposte legate all'edilizia scolastica per il miglioramento e l'ampliamento degli spazi educativi, come pure al miglioramento dell'accesso ai device e alle infrastrutture digitali. Tali fondamentali misure non sono state però associate alla considerazione di tutta una serie di aspetti fondamentali della vita dei più piccoli: l'emotività, la socialità, il gioco, la scoperta, la crescita in una comunità educante, l'educazione in senso più ampio, oltre la formazione scolastica. Fino all'inizio della pandemia, il percorso educativo scolastico non prevedeva l'utilizzo della didattica a distanza, portando dunque ad una sua prima applicazione «improvvisata», che a causa dell'emergenza pandemica non ha permesso lo svolgimento di adeguati test, analisi e conseguenti correttivi. A distanza di molti mesi, il sistema della didattica a distanza continua a presentare numerose disfunzionalità che rischiano di alimentare, nel breve termine, l'abbandono scolastico e la crescita delle disuguaglianze, non solo per gli studenti con disabilità, ma anche per quelli in famiglie numerose, senza adeguati spazi casalinghi o senza un opportuno sostegno dei genitori o ancora semplicemente vittime del digital divide;

il Censis, nella sua indagine «La scuola e i suoi esclusi – Italia sotto sforzo. Diario della transizione 2020» ha riportato che «il 74,8 per cento dei Dirigenti Scolastici ha verificato come l'utilizzo emergenziale di modalità di didattica a distanza abbia ampliato il gap di apprendimento tra gli studenti, a seconda del livello di disponibilità di strumenti e di supporti informatici, ma anche più in generale in base al livello di cultura tecnologica delle famiglie italiane. Particolarmente toccate dalle conseguenza del gap tecnologico sembrano essere le scuole del primo ciclo, che alle difficoltà comuni aggiungono anche la più giovane età degli studenti che, per quanto nativi digitali, a parità di condizione socio-economico e culturale hanno meno disponibilità di dispositivi adatti alla didattica e sono sicuramente ancora lontani da un utilizzo diverso da quello soprattutto ludico degli stessi»;

l'Unesco evidenzia che la pandemia ha provocato il più grande sconvolgimento dei sistemi educativi della storia, colpendo nel mondo quasi 1,6 miliardi di bambini in età scolare. Le stime attuali indicano che 24 milioni di bambini molto probabilmente non torneranno più in classe;

nella «Indagine sull'impatto psicologico e comportamentale sui bambini delle famiglie in Italia» – promossa dall'Irccs Giannina Gaslini di Genova e guidata dal neurologo Lino Nobili, che dirige il dipartimento di neuropsichiatria infantile dell'istituto, con il supporto del Ministero della salute – si porta in evidenza che le restrizioni imposte dalle misure governative hanno determinato nei bambini e negli adolescenti (età 6-18 anni) disturbi di «componente somatica» (come disturbi d'ansia) e disturbi del sonno (difficoltà di addormentamento, difficoltà di risveglio per iniziare le lezioni per via telematica a casa), con una significativa alterazione del ritmo del sonno. Per i più grandi, invece, è stata inoltre riscontrata una aumentata instabilità emotiva con irritabilità e cambiamenti del tono dell'umore. Tali esempi portano ad evidenziare che l'assenza di proposte legate al benessere anche psicologico, pedagogico ed emotivo di bambine e bambini, ragazze e ragazzi è diventata nei mesi via via più ingombrante, assumendo le dimensioni di vuoto normativo di notevole impatto, senza previsioni in risposta ai bisogni e di tutela dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza;

nel rapporto «Proteggiamo i bambini» Save The Children evidenzia che in Italia si registravano già prima della pandemia percentuali di deprivazione economica e materiale dei minori tra le più alte d'Europa. L'aumento della disoccupazione, registrato dall'Istat già a giugno 2020 come pari all'8,3 per cento e stimato dal Fondo monetario internazionale per il 2020 al 12,7 per cento, e la conseguente riduzione della capacità economica delle famiglie rischiano di aumentare considerevolmente l'incidenza della povertà materiale tra i bambini e gli adolescenti. Il risultato potrebbe essere quello di un aumento di diversi punti percentuali del tasso di povertà assoluta tra i minorenni: si stima che 1 milione di bambini in più possano scivolare nella povertà assoluta, ritrovandosi in una condizione priva dell'indispensabile per condurre una vita dignitosa;

il Governo è tuttora impegnato nello sforzo di definizione di nuove misure emergenziali che avranno innegabilmente un impatto sul futuro della società e del Paese e, contemporaneamente, sulla progettazione per l'utilizzo delle risorse europee provenienti da Next Generation EU e la definizione della imminente legge di bilancio 2021. In tale contesto il Parlamento sta contribuendo in maniera rilevante nel porre l'accento sugli aspetti che risultano più dirimenti per l'infanzia e l'adolescenza, e dunque nell'orientare il Governo: ne è dimostrazione il fatto che il Presidente Conte abbia evidenziato che la decisione di tenere le scuole in presenza – almeno per il primo ciclo d'istruzione – sia stata sostenuta dal fortissimo appello proveniente proprio dal Parlamento;

dunque, questo «domani» che si intende costruire e a cui si guarda incessantemente ha innegabilmente un profilo ben definito: le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi sono i protagonisti principali del futuro, messo però a rischio dalla pandemia;

la Convenzione sui diritti del fanciullo delle Nazioni Unite ricorda che gli Stati parte «si impegnano ad assicurare al fanciullo la protezione e le cure necessarie al suo benessere, in considerazione dei diritti e dei doveri dei suoi genitori, dei suoi tutori o di altre persone che hanno la sua responsabilità legale, ed a tal fine essi adottano tutti i provvedimenti legislativi ed amministrativi appropriati» e che «riconoscono il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale». Tali principi devono essere di profonda ispirazione in tutte le fasi: dalla predisposizione alla effettiva implementazione di nuove norme e strategie. Nel General Comment n. 7 del 2005 alla stessa Convenzione (Attuare i diritti del fanciullo nella prima infanzia) si afferma inoltre che «Gli Stati devono garantire un supporto appropriato a genitori, affidatari e famiglie per consentire loro di svolgere adeguatamente le loro funzioni genitoriali» e che «i primi anni di vita costituiscono il periodo dove le responsabilità parentali riguardano tutti gli aspetti del benessere dei bambini affrontati dalla Convenzione. Di conseguenza, la realizzazione di questi diritti dipende in grande misura dal benessere e dalle risorse a disposizione di quanti portano queste responsabilità»;

se la sostenibilità rappresenta una delle linee guida nell'utilizzo delle risorse europee di Next Generation EU, è fondamentale tenere bene a mente che nella sua accezione originale, quella del Rapporto Brundtland del 1987, lo sviluppo sostenibile attiene alla fondamentale presa di coscienza che tutto ciò che viene fatto nel presente avrà impatto nel futuro, sulle nostre figlie ed i nostri figli. Tale considerazione implica dunque la necessità di porre, tra i cardini guida delle nostre scelte politiche, gli interessi ed i bisogni dell'infanzia e dell'adolescenza;

il Governo è chiamato a pianificare una visione strategica composta di politiche che siano in grado di garantire che i miglioramenti applicati al benessere delle bambine e dei bambini siano duraturi e generalizzati. Significa, dunque, progettare ed implementare accuratamente delle politiche che pongano delle solide basi per l'infanzia e l'adolescenza, e di conseguenza per la società nella sua interezza partendo dalle sue fondamenta. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile, nel quadro dell'Agenda globale 2030, rappresentano una guida eccellente per orientare le politiche pubbliche e intensificare e accelerare i miglioramenti del benessere dei più piccoli nella comunità e nel sistema Paese. In tale quadro ci si riferisce in particolare ad un sistema di azioni interdipendenti per:

ridurre la disuguaglianza di reddito e la povertà, assicurando così che tutti i bambini abbiano accesso alle risorse di cui necessitano;

migliorare l'accesso di tutti i bambini ai servizi di cura della prima infanzia; migliorare i servizi di supporto psicologico per bambini e adolescenti;

implementare e ampliare le politiche dedicate alla famiglia che sostengano la work-life balance;

il Centro di ricerca Innocenti dell'Unicef ha diffuso a settembre 2020 lo studio «Sfere di influenza – Un'analisi dei fattori che condizionano il benessere dei bambini nei paesi ricchi», all'interno del quale si specifica innanzitutto che «quella che è iniziata come una crisi sanitaria si è progressivamente allargata, andando a interessare tutti gli aspetti delle economie e delle società. Se da un lato i bambini sembrano non subire gli effetti diretti più gravi sulla salute provocati dal virus, dall'altro, come ci hanno insegnato crisi precedenti, saranno uno dei gruppi più colpiti dal suo impatto a lungo termine»;

si distinguono tre tipologie principali di effetti che il Covid-19 ha prodotto sulle bambine e sui bambini: 1) gli effetti sulla salute fisica, che saranno a breve e lungo termine. A breve termine, i sistemi sanitari ridotti allo stremo potrebbero annullare le priorità dedicate alle immunizzazioni programmate o alle terapie per le patologie croniche. A lungo termine, i crescenti livelli di povertà potrebbero alterare le condizioni di alimentazione, abitative e di vita, andando a influire sulla salute dei bambini; 2) gli effetti sul benessere mentale, per cui le crisi emotive già manifeste nei bambini probabilmente si intensificheranno. L'isolamento, il lutto e le continue tensioni nelle relazioni familiari causate dall'incertezza economica possono danneggiare il benessere mentale di molti bambini, provocando ansia, insicurezza e paura del futuro; 3) gli effetti sull'istruzione, in quanto nella maggior parte dei Paesi, i bambini hanno perso mesi di istruzione e contatto sociale. Come evidenziato dalle crisi precedenti, molti bambini non riusciranno mai a recuperare questa perdita di apprendimento, che sortirà effetti a lungo termine sulla loro vita e sulle società in cui vivono. Secondo un recente studio condotto dalla Banca mondiale (Simulating the Potential Impacts of the COVID-19 School Closures on Schooling and Learning Outcomes) la perdita di diversi mesi, se non addirittura un anno di scuola a causa del Covid-19, può tradursi per gli studenti e le studentesse in future perdite di reddito che variano da 355 a 1408 dollari l'anno;

a tutte queste considerazioni si aggiunge il tema delle disuguaglianze sociali, già presenti con forza nel nostro Paese, ma profondamente acuite dalla pandemia in termini economici, culturali, sociali, educativi per i più piccoli. La riduzione dei servizi scolastici rischia di minare la salute psicofisica, l'apprendimento scolastico e la socialità delle future generazioni, soprattutto per i bambini e ragazzi provenienti da contesti più difficili;

la condizione dell'infanzia e dell'adolescenza è profondamente cambiata nel corso delle ultime decadi, come viene riportato nel documento «Senza Confini» del Centro salute del bambino, soprattutto in relazione a gran parte dei Paesi a reddito medio o elevato – tra i quali si colloca l'Italia;

i problemi di salute si sono in gran parte trasferiti dalle acuzie alle patologie croniche e rare e ai problemi di neurosviluppo e di salute mentale. Le problematiche sociali e quelle educative sono sempre più evidenti e intrecciate con quelle di salute. Le diseguaglianze sociali, territoriali e tra generazioni si sono aggravate, aspetto – quest'ultimo – che caratterizza l'Italia in modo particolarmente drammatico. Su tutto, incombono le minacce derivanti dal degrado ambientale e dal cambiamento climatico, come testimoniato con assoluta evidenza anche nel quadro della pandemia da Covid-19; inoltre determinano un impatto rilevante anche i cambiamenti nei comportamenti riproduttivi che, in combinazione con la progressiva restrizione delle coorti in età fertile, determinano un trend di denatalità molto accentuato;

i bambini con genitori in condizioni socio-economiche più compromesse, dall'età di 4 anni accumulano un significativo svantaggio in termini educativi e di sviluppo rispetto ai coetanei provenienti da situazioni familiari più favorevoli;

allarmano i dati per cui quasi 1 minore su 7 lascia prematuramente gli studi e meno di un bambino su 4 può frequentare un nido, dato che diventa inferiore ad uno su 10 nel Mezzogiorno;

ancora prima che il Covid-19 le rendesse ulteriormente evidenti, erano già emerse molte inadeguatezze infrastrutturali, di risorse umane e di contenuti pedagogici e didattici della scuola, baluardo fondamentale delle pari opportunità educative, della formazione del capitale umano e della mobilità sociale, e riferimento fondamentale per la vita di bambini e ragazzi e delle loro stesse comunità di appartenenza. Tagli di spesa e mancati investimenti, oltre ad una frequente mancanza di visione strategica in grado di porre istruzione e inclusione al centro del disegno di crescita del Paese, ne hanno intaccato qualità, performance e prestigio anche con riferimento agli standard europei. La Commissione europea nella «Relazione di monitoraggio del settore dell'istruzione e della formazione 2019» per l'Italia evidenzia che «gli investimenti dell'Italia nell'istruzione sono ridotti e distribuiti in modo disomogeneo tra i vari gradi di istruzione. La spesa pubblica per l'istruzione, sia in percentuale del PIL (3,8 per cento) che in percentuale della spesa pubblica totale (7,9 per cento), è stata tra le più basse dell'UE nel 2017. Mentre la quota di PIL assegnata all'educazione della prima infanzia e all'istruzione primaria e secondaria è sostanzialmente in linea con gli standard dell'UE, la spesa per l'istruzione terziaria è la più bassa dell'UE, appena lo 0,3 per cento del PIL nel 2017, ben al di sotto della media UE dello 0,7 per cento»;

chi si occupa della salute di bambini e ragazzi non può non identificare nella crisi delle istituzioni educative un fattore di acutizzazione di diversi fattori di rischio, che vanno oltre la perdita di opportunità di apprendimento e di socializzazione, e investono la salute mentale nel suo senso più lato;

nel quadro della definizione delle misure emergenziali, la tutela dell'infanzia e dell'adolescenza è stata affrontata innanzitutto guardando alla scuola: tanta attenzione è stata dedicata all'edilizia, agli spazi, alle norme sanitarie, alle infrastrutture digitali, ma sono state spesso tralasciate le dinamiche emotive, empatiche, pedagogiche, sociali e di crescita più intime, che fanno parte del benessere psicologico e della crescita sana dei bambini e delle bambine, delle ragazze e dei ragazzi e sono parte integrante di tutto il percorso educativo e di formazione;

inoltre, appare chiaro che il focus per la tutela dell'infanzia e dell'adolescenza rappresenta un terreno estremamente vasto, che non può fermarsi al tema della didattica o alla definizione di politiche «residuali»;

è necessaria una svolta verso un approccio strategico «bambinocentrico», capace di porre l'infanzia al centro e di una visione integrata della tutela dei bambini, che implica il prendere atto dei nessi e degli scambi tra ciò che produce benessere per i più piccoli e le condizioni di contesto sociale, economico, culturale, educativo, in modo da coordinare adeguatamente le politiche pubbliche. Per essere efficaci ed efficienti, gli interventi devono dunque riconoscere il modo in cui le azioni politiche a un dato livello andranno a influire su di un altro. Normalmente si valuta l'impatto economico delle leggi e delle politiche: a questo punto sarebbe però anche necessario prendere in considerazione la possibilità di integrare sistematicamente una valutazione relativa all'impatto di leggi e politiche sul benessere dei bambini. Un Child Mainstreaming;

un esempio pratico di un approccio capace di porre il superiore interesse dei bambini lo si trova concretamente nel caso della Nuova Zelanda, dove nel 2019 la Premier Jacinta Adern – recentemente eletta per il suo secondo mandato – ha promosso la stesura di una legge di bilancio basata sul benessere umano ed emotivo, inserendo come obiettivo primario la lotta alla povertà infantile. Già a partire dal 2018 era stata promossa dal Governo del Paese la creazione di un gruppo specifico di lavoro sul benessere dell'infanzia e sulla povertà infantile, con l'obiettivo di rendere effettive le azioni previste nel Child Poverty Reduction's Act. All'indomani della sua rielezione, la Premier neozelandese ha riconfermato nuovamente la sua profonda attenzione alla lotta alla povertà infantile. Il focus centrale sul principale benessere dell'infanzia si consolida anche nell'esempio di tutti quei Paesi europei che oggi – nel quadro delle rispettive misure di lockdown – hanno deciso di lasciare le scuole aperte, prevedendo tutte le necessarie misure di sicurezza;

la seconda ondata di contagi, che si sta attualmente affrontando, pone nuovamente di fronte all'emergenza il tema di una pianificazione e una strategia che possano adeguatamente preservare una forma di «normalità» per i più piccoli, a partire proprio dalla salvaguardia della didattica in presenza. Senza dubbio questa rappresenta una priorità, proprio perché è impensabile privare nuovamente le bambine e i bambini della socialità, della crescita e dell'apprendimento attraverso un confronto diretto con i propri coetanei e docenti: tutti elementi che hanno pesato enormemente sul benessere psicologico dei più piccoli durante i primi mesi di lockdown. Certamente è fondamentale lavorare su politiche in risposta alla situazione emergenziale, ma risulta quanto mai fondamentale progettare su quello che è un orizzonte futuro di medio-lungo termine: se l'obiettivo del presente è quello di superare gli effetti immediati della pandemia, risulta essenziale la previsione di misure progettuali che siano in grado di supportare un «rimbalzo in avanti», come lo definisce Enrico Giovannini – portavoce dell'Alleanza per lo sviluppo sostenibile e già presidente dell'Istat – nella lungimiranza di prevedere e anticipare le sfide future per l'infanzia, l'adolescenza e per il Paese;

a tale priorità si associa il chiaro bisogno di avere a disposizione i dati disaggregati relativi ai contagi per le fasce 0-6, 7-10 e 11-18, permettendo così di sostanziare in maniera scientifica le scelte politiche inerenti alle decisioni sulla apertura o chiusura delle scuole. Inoltre, i dati così composti, permetterebbero senza dubbio una più attenta pianificazione da parte degli ospedali pediatrici, perché siano in grado di attrezzarsi – in previsione dell'ondata di influenza stagionale – per la gestione dei contagiati da Covid-19 e per garantire le adeguate cure ai pazienti più piccoli;

è prioritario perseguire il contrasto alla povertà materiale, attraverso misure che possano portare ristoro e supporto alle famiglie in difficoltà. Accanto a quelle misure già poste in cantiere – con riferimento specifico all'assegno unico ed al Family Act – è auspicabile la previsione di una revisione dei criteri di assegnazione del reddito di cittadinanza per cui deve essere inserito un criterio di «premialità» direttamente connesso al numero di minori presenti nelle famiglie beneficiarie, ed in aggiunta prevedere forme di doti educative per ogni figlio minorenne presente nel nucleo familiare. Tali misure di sostegno economico impattano, da un lato, sulla sfera emotiva dei più piccoli, poiché, come già anticipato, una maggiore garanzia economica per le famiglie significa un clima più sereno tra le mura domestiche e dunque ricadute sul benessere dei figli; d'altro canto, il contrasto della povertà economica ha implicazioni dirette anche sul fronte della povertà educativa, permettendo un più semplice accesso a prodotti, beni e servizi culturali;

è del tutto evidente che non tutte le bambine e i bambini possono contare su famiglie solide e risulta imprescindibile dedicare puntuale attenzione a tutti quelli che presentano maggiori fragilità: bisogna avere particolare cura delle disabilità, con indirizzi specifici per la didattica digitale, la possibilità di avere educatori a domicilio ed un adeguato supporto ai genitori; è importante monitorare e salvaguardare le condizioni dei minori vittima di violenza domestica, poiché a causa della quarantena forzata tali situazioni possono facilmente degenerare; bisogna includere, inoltre, misure che guardino alle condizioni degli adolescenti nelle carceri minorili, di tutti i minorenni stranieri che hanno bisogno di cura ed assistenza, dei figli che subiscono l'allontanamento dal genitore malato di Covid-19, nonché dei cosiddetti bambini e adolescenti perduti che fuoriescono da qualsiasi possibilità di controllo e supporto perché sprovvisti di un qualsiasi apparecchio digitale per il contatto con la scuola e la collettività e soggetti ad un elevatissimo rischio di dispersione scolastica;

la comunità ed il territorio rappresentano un presidio irrinunciabile per la concreta attuazione delle previsioni sinora elencate: la prossimità diventa un elemento importante laddove sia necessario monitorare e comprendere esattamente i bisogni di determinate realtà, ancora di più nel caso in cui ci si riferisca ai contesti periferici. È dunque necessario contemplare un approccio quanto più possibile legato al territorio. In questo contesto si deve riconoscere e sostenere il ruolo del terzo settore e dell'associazionismo civico come protagonisti della comunità educante, rafforzando quindi le partnership tra i settori pubblico e privato, coinvolgendo direttamente anche gli attori istituzionali e di prossimità. Inoltre, sono fondamentali la sinergia ed un maggiore supporto agli enti locali: bisogna stanziare maggiori risorse a loro favore, perché proprio i comuni e le regioni sono tra i primi presidi istituzionali a rendere possibile l'attivazione di servizi per l'infanzia e l'adolescenza;

in una visione di azione politica integrata, occorre lavorare per azioni di sistema che garantiscano una reale integrazione socio-educativa-sanitaria, che dia priorità di accesso e di presa in carico alle situazioni di fragilità e vulnerabilità. È importante allora dedicare ampio spazio alla dimensione psicologica e pedagogica e valorizzare le figure di educatori, pedagogisti e psicologi su tutto il territorio nazionale a sostegno sia delle studentesse e degli studenti, sia delle famiglie;

il quadro di misure e di indirizzi sinora elencati deve rappresentare il contenuto di quello che si è definito come un approccio integrato «bambinocentrico», che deve essere trasformato in politiche ed azioni organiche e sistemiche capaci di rispondere in maniera coordinata ai bisogni e ai diritti dell'infanzia e dell'adolescenza in previsione della programmazione e dell'utilizzo delle risorse nazionali ed europee,

impegna il Governo:

1) ad assumere iniziative per definire con urgenza il prossimo Piano nazionale per l'infanzia e l'adolescenza, attraverso la promozione di un approccio integrato nella definizione delle misure destinate ad infanzia e adolescenza, che coinvolga contemporaneamente tutti i Ministeri competenti sulla tutela dei diritti e dei bisogni dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, oltre al Parlamento;

2) a fornire dati disaggregati sul piano epidemiologico relativi alle diverse fasce di età associate ad ogni livello educativo e quindi 0-6 anni, 7-10 anni e 11-18 anni, al fine di supportare scientificamente le misure indirizzate all'infanzia e all'adolescenza in questa fase emergenziale, posto che tali dati rappresentano uno strumento propedeutico per il bilanciamento del diritto alla salute ed il diritto all'istruzione, poiché permettono la definizione di decisioni ragionate e consapevoli relative alla ripresa in sicurezza della didattica in presenza, al tracciamento, alla programmazione dei trasporti ed all'utilizzo ed organizzazione degli spazi dedicati alle attività educative;

3) in relazione al contrasto alla povertà educativa, ad adottare iniziative per investire nella misura europea della Child Guarantee, per cui l'Italia rientra tra i Paesi capofila per la sperimentazione a partire dal 2021;

4) con specifico riferimento alla fascia 0-6 anni ed alla genitorialità, ad adottare iniziative per indirizzare maggiori investimenti al periodo compreso tra il concepimento e la prima infanzia (act early), e, in accordo con quanto previsto dal documento sui primi 1000 giorni («Investire precocemente in salute: azioni e strategie nei primi mille giorni di vita») elaborato dal Ministero della salute e approvato nel mese di gennaio 2020 dalla Conferenza Stato-regioni; ad adottare iniziative per estendere i servizi educativi per bambini di età compresa tra 0-3 anni insieme ad interventi dedicati a promuovere la genitorialità responsiva con servizi che siano basati su esperienze e modelli già sperimentati e da attuarsi nell'ambito dei piani educativi 0-6 anni previsti dal decreto legislativo n. 65 del 2017; a promuovere, in collaborazione con i servizi educativi, l'inserimento di contenuti relativi allo sviluppo del bambino e alla genitorialità nell'ambito dei percorsi nascita;

5) ad adottare iniziative per finanziare la realizzazione e la gestione degli asili nido pubblici per raggiungere almeno il 33 per cento di posti su base regionale su tutto il territorio nazionale e a promuovere la gratuità del servizio, secondo quanto già previsto per le scuole dell'infanzia;

6) in risposta alla crescita del tasso di povertà economica infantile, ad adottare iniziative per prevedere che per il reddito di cittadinanza sia ampliato il target di riferimento della misura per dare continuità di sostegno alle famiglie oggi raggiunte attraverso il reddito di emergenza e coordinare questo intervento con quello dell'assegno unico, rivolto esclusivamente alle famiglie con figli; a dare attuazione alle disposizioni per rendere operativo lo strumento dell'assegno unico;

7) a riconoscere e sostenere il ruolo del terzo settore e dell'associazionismo civico come co-protagonisti responsabili della comunità educante, rafforzando quindi le partnership tra i settori pubblico e privato, coinvolgendo direttamente gli attori istituzionali; a sostenere una semplificazione dei processi di riconversione delle progettualità bloccate dalla diffusione della pandemia, al fine di indirizzare il potenziale del terzo settore verso servizi destinati all'educazione e all'infanzia in fase emergenziale, anche nell'eventualità di pensare ad un utilizzo degli spazi di luoghi culturali oggi chiusi, come musei, cinema e teatri per fini educativi;

8) nel quadro della valorizzazione dei patti educativi territoriali e del ruolo della comunità educante, a promuovere iniziative educative come i nuclei educativi di prossimità caratterizzate da una forma di home visiting, nonché azioni che si svolgono in prossimità del luogo di residenza e vita dei minori interessati principalmente in condizione di maggiore difficoltà familiare; nelle situazioni di maggiore difficoltà e di rischio di dispersione scolastica, a promuovere la realizzazione di presidi educativi di prossimità, dove riunire piccoli gruppi di bambini e ragazzi seguiti da un educatore, per seguire insieme la didattica a distanza, preservando così almeno una parte di socialità; a promuovere e finanziare la realizzazione di piani territoriali integrati di contrasto alla povertà educativa minorile nelle zone a più alto rischio, come le periferie urbane e le aree interne individuate sulla base dei parametri e degli indicatori definiti da Istat in base al comma 230 dell'articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205, e la realizzazione di interventi di rigenerazione urbana volti a recuperare spazi pubblici abbandonati da destinare ad attività educative e culturali gratuite per bambini e adolescenti;

9) ad adottare iniziative per sostenere la diffusione di interventi a favore della tutela della sfera emotiva e psicologica, anche attraverso la valorizzazione di figure professionali come educatori, pedagogisti e psicologi su tutto il territorio nazionale – coerentemente con i livelli essenziali – a sostegno sia delle studentesse e degli studenti, sia delle famiglie;

10) ad investire sul capitale umano delle giovani generazioni e a sostenere il loro diritto allo studio e ad una educazione di qualità fin dai primi anni di vita, utilizzando il 15 per cento del totale degli investimenti programmati nel quadro del Recovery Fund, per arrivare gradualmente a regime allo standard europeo di un investimento in educazione del 4,5-5 per cento sul prodotto interno lordo;

11) ad adottare iniziative per contrastare il rischio di un arretramento e di una diminuzione nell'offerta educativa – in termini di livelli di copertura e di tempo trascorso nella scuola primaria e secondaria – agendo sull'aumento dei servizi dedicati alla prima infanzia e delle attività extrascolastiche ed incrementando le ore di tempo pieno, mantenendo alto lo standard della qualità dell'insegnamento;

12) a promuovere il protagonismo dei ragazzi e delle ragazze in questo periodo di crisi, sostenendo le reti associative di giovani attive, anche in rete, e realizzando momenti di ascolto e confronto tra bambine, bambini e adolescenti con le istituzioni centrali e territoriali.
(1-00405)

Camera dei Deputati

Lunedì 25 gennaio 2021

Discussione della mozione Lattanzio ed altri n. 1-00405 concernente iniziative in materia di definizione del Piano nazionale per l'infanzia e l'adolescenza e ulteriori misure in campo educativo ed economico a favore dei minori

(Discussione)

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione della mozione Lattanzio ed altri n. 1-00405 (Nuova formulazione) concernente iniziative in materia di definizione del Piano nazionale per l'infanzia e l'adolescenza e ulteriori misure in campo educativo ed economico a favore dei minori (Vedi l'allegato A).

La ripartizione dei tempi riservati alla discussione è pubblicata nell'allegato A al resoconto stenografico della seduta del 22 gennaio 2021 (Vedi l'allegato A della seduta del 22 gennaio 2021).

(Discussione sulle linee generali)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali.

È iscritto a parlare il deputato Lattanzio, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00405. Ne ha facoltà.

PAOLO LATTANZIO (PD). Presidente, colleghi e colleghe, sottosegretario, la mozione che mi accingo ad illustrare ha delle motivazioni politiche molto forti, sia per una questione di metodo, sia per i contenuti che tratta. Il metodo credo sia uno dei valori aggiunti del lavoro che abbiamo fatto; e infatti il lavoro sull'infanzia e sull'adolescenza, sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, nasce già nella prima fase pandemica, quando una serie di colleghi deputati e deputate - anche senatori e senatrici - hanno iniziato a lavorare insieme per chiedere sostanzialmente con forza al Governo che appoggiavano cosa intendesse fare riguardo agli spazi di azione - quindi le scuole, la famiglia -, agli spazi affettivi dei bambini e delle bambine, in una fase in cui non erano particolarmente presenti all'interno del dibattito pubblico, politico e amministrativo. L'unione dei parlamentari di maggioranza all'interno di questo tavolo di lavoro è continuata nei mesi e ha dato vita a diversi posizionamenti, a diverse proposte che abbiamo portato al Governo, e, da ultimo, a questa mozione che vi sottoponiamo.

Ma è importante anche perché, in una fase in cui ci sono sempre delle alte priorità o delle altre priorità, parlare di infanzia ed adolescenza, o meglio ancora di diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, è un tema che non è più prorogabile. È un tema centrale perché i bambini e le bambine rappresentano la vera sfida, che sono stati a lungo le vittime principali delle restrizioni, ma al tempo stesso del COVID stesso per tutto ciò che ha riguardato la sfera educativa, economica, materiale, relazionale e scolastica. Il professor Patrizio Bianchi - purtroppo inascoltato coordinatore della task force del Ministero dell'Istruzione -, che è una figura di riferimento per quanto riguarda le analisi delle politiche educative, ci dice, ci racconta una cosa molto semplice, ossia che investire sulle persone e ancor di più sull'infanzia significa fare politica economica. Investire sull'infanzia - non sfugge a nessuno e non è una casualità che il piano sul quale tutti stiamo lavorando si chiami Next Generation EU - è una scelta politica, programmatica ed economica per il futuro. Questo perché, di pari passo - ce lo dicono gli ultimi dati Ipsos per Save the children -, dall'altra parte abbiamo una finestra, un bacino molto ampio di disagio sociale che mette insieme tre variabili interdipendenti fra di loro: competenze dei bambini e delle bambine, abbandono scolastico, situazioni di disagio familiare; all'aumentare di quest'ultima, ovviamente, calano le competenze ed aumenta l'abbandono scolastico.

La situazione che noi ci troviamo davanti, che affrontiamo per quanto riguarda l'infanzia e l'adolescenza, non era rosea già prima della crisi; a maggior ragione abbiamo bisogno di interventi ancora più vigorosi e coraggiosi, e alcuni sono previsti e sono esplicitati in questa mozione. Alcuni numeri: un milione e 137 mila minori in povertà assoluta; solo il 13,2 per cento della fascia 0-2 che frequenta un asilo nido; circa il 13,5 per cento di abbandono scolastico prematuro; il 12,3 per cento di adolescenti in case senza dispositivi digitali; il 10,7 di NEET, ragazzi e ragazze che non studiano e non lavorano; ancora, nell'anno precedente - parliamo quindi di dati pre-crisi - il 48 per cento dei minorenni fra i 6 e i 17 anni non aveva mai letto un libro, mentre due su tre, più del 65 per cento, non era mai andato a teatro.

Tutto questo significa che gli adolescenti e i bambini e le bambine in Italia hanno un tasso di esposizione al rischio di essere vittime di povertà del 30,6 per cento, rispetto al 23,4 per cento della media europea (dati Unicef). Alla luce di tutto questo, dall'Europa, tanto vituperata, sin dal 2015 in realtà ci arrivano delle indicazioni molto chiare, ossia delle indicazioni di provvedere a programmi che potessero garantire ai minorenni una tutela riguardo ai rischi di povertà e di esclusione sociale (quella che poi è diventata la Child Guarantee), l'accesso a un'assistenza sanitaria e a un'istruzione gratuita e di qualità, un alloggio dignitoso e un'alimentazione adeguata, secondo il documento cardine in tutto il mondo per tutelare i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza che è la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia.

Di conseguenza, alla domanda in ordine a quando intervenire su questi temi, la risposta è, o meglio dovrebbe essere, qui e ora, senza aspettare un solo minuto. Anche perché - questo è importante - noi lavoriamo e abbiamo il compito di prevedere politiche e linee di intervento che guardino a tutti i bambini e le bambine, quindi anche ai bambini con forme di disabilità, ai bimbi vittime di violenza, assistita o subìta, ai bambini che si trovano nelle carceri con i genitori, ai minori stranieri non accompagnati e agli adolescenti perduti.

Quello che proponiamo e che abbiamo proposto anche al Presidente del Consiglio è un approccio, al tempo stesso, universalistico e progressivo. Come succede a livello europeo, questa mozione l'abbiamo costruita lavorando su quelli che dovrebbero essere sempre i nostri obiettivi, ossia obiettivi estrapolati dall'Agenda 2030. Ne cito alcuni: il primo, sconfiggere la povertà; il secondo, sconfiggere la fame; il terzo, salute e benessere; il quarto, istruzione di qualità; il quinto, parità di genere; il decimo, riduzione delle disuguaglianze.

Non sfugge a nessuno che una mozione sull'infanzia e l'adolescenza ad oggi è un impegno politico che si suggerisce, che si propone al Governo, proprio sul contrasto alle disuguaglianze in senso ampio. Prima non stavamo molto bene, adesso non stiamo molto bene: dobbiamo affrontare, anticipando, i rischi per cui staremo ancora peggio in futuro, quindi è indispensabile agire con ulteriore coraggio, decisione e tempismo su queste politiche.

La crisi ha degli effetti in particolare sulla salute dei bambini, sul benessere mentale e sull'istruzione, anche se la narrazione, molte volte, li ha visti come protagonisti di racconti che li vedevano come figli o nipoti, o come untori. I bambini e le bambine in Italia sono altro, rappresentano una ricchezza, non del futuro ma del presente, molto elevata ed è da qui che dobbiamo iniziare a lavorare, dando anche la possibilità, o meglio unendo gli sforzi per contrastare un fenomeno che parallelamente aggrava la situazione di crisi, ossia la desertificazione delle nostre città, con le chiusure, i lockdown e le chiusure parziali. L'arretramento di tutto un sistema di comunità educante ha lasciato molto più spazio sia alla povertà materiale e alla povertà educativa, sia, al tempo stesso, anche ai rischi di avvicinamento da parte della criminalità organizzata. Abbiamo la necessità di andare a tutelare proprio quei bambini e quelle bambine che maggiormente rischiano. In questo, un ruolo indispensabile non può che averlo il Terzo settore italiano, che, ancora una volta, nei momenti più difficili, nei momenti più complessi, ha dato dimostrazione di resilienza vera, di propositività, di coraggio, di innovazione, essendo riuscito, soprattutto nei momenti più complessi, a raggiungere quel bambino marginale, quell'ultimo bambino sul quale lo Stato, per ragioni evidenti, ha difficoltà a compiere l'ultimo miglio. Quindi, credo - la mozione lo esplicita in maniera chiara - che la valorizzazione, il riconoscimento e la gratitudine verso il Terzo settore italiano siano assolutamente centrali nelle prossime politiche che adotteremo.

Come lo facciamo? Lo strumento del Next Generation EU è sicuramente importante e qui c'è poco da eccepire - credo -, perché è indispensabile passare dal 3,9 per cento di spesa sui servizi educativi a tutto tondo che l'Italia mette in campo ad un 5 per cento (fra l'altro, spunto che credo tutti i partiti di questo Parlamento abbiano portato nei propri programmi della campagna elettorale conclusasi nel 2018). Alla luce di tutto ciò, noi ci troviamo di fronte ad una crisi che mina la possibilità di continuare a vivere come avevamo sempre vissuto, ma, al tempo stesso, ci dà la possibilità di cogliere delle grandi opportunità. È uno scenario in cui abbiamo delle grandi biforcazioni ed è lì che dobbiamo scegliere in maniera adeguata, partecipativa e inclusiva per andare nella direzione di un nuovo modello di Paese che sia più giusto e aperto, come ci suggerisce il professor Giovannini ormai da tempo.

Partiamo dalle cose fatte: sicuramente abbiamo accolto, come gruppo di lavoro informale e poi come Intergruppo, con grande soddisfazione, due interventi nel Piano nazionale di ripresa e di resilienza, nel PNRR.

Il primo riguarda l'intenzione di aumentare gli asili nido di circa 622 mila posti, andando ben oltre il 33 per cento, e l'altro riguarda l'aumento, la costruzione e la realizzazione di spazi per le sezioni primavera, andando, anche in questo caso, in direzione di un aumento sostanzioso, costituendo i poli per l'infanzia, come del resto già previsto dal decreto legislativo n. 65 del 2017.

Per quanto riguarda le proposte, noi ne portiamo di ulteriori (poi ci vorrà un'analisi nel dettaglio al Governo): sono delle proposte costruite con circa 50 associazioni del settore, associazioni, enti di ricerca che si occupano di infanzia e di adolescenza. Primo: rilasciare il Piano nazionale sull'infanzia e l'adolescenza, al quale la Ministra Bonetti, con il suo team, stava lavorando e che è praticamente pronto. Secondo: valorizzare e investire sulla Child Guarantee, che è un programma sperimentale che si svilupperà in sette Paesi europei, fra i quali l'Italia, il quale prevede l'utilizzo di approcci innovativi per rendere i bambini una delle priorità nei bilanci nazionali e nei processi di pianificazione, cioè non un emendamento sull'infanzia da inserire in legge di bilancio per cortesia, ma un intervento strutturato sull'infanzia e sull'adolescenza e sul benessere dei bambini. Ancora: una modifica del reddito di cittadinanza; i minori in stato di povertà assoluta sono l'11 per cento della popolazione in Italia; tagliando con l'accetta i beneficiari del reddito di cittadinanza, inteso come famiglie con minori, che sono il 7 per cento, è evidente anche ad un non matematico come me che ci sia un gap. Abbiamo bisogno di prevedere percorsi aggiuntivi specifici per i minori, perché crescere dei bambini e delle bambine costa, richiede degli investimenti non solo affettivi, anche economici, e dobbiamo riconoscere questa priorità, questa specificità.

Presidente, chiudo. Ancora, da ultimo, un Piano straordinario: siamo in una situazione di grande emergenza, abbiamo bisogno di un Piano straordinario per l'infanzia e per l'adolescenza, che sia in grado di affrontarla. È stato approvato un ordine del giorno alla legge di bilancio proprio su questo e credo che, proprio in questa fase politica, dare il segnale di una accettazione ampia, ragionata, convinta, di istanze così forti che arrivano direttamente dal Parlamento…

PRESIDENTE. Chiuda.

PAOLO LATTANZIO (PD). Chiudo. …e da un lavoro partecipato con la società civile e la cittadinanza attiva sia un segnale di grande speranza e positività (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Maria Spena. Ne ha facoltà.

MARIA SPENA (FI). Grazie, Presidente. Oggi siamo qui in discussione generale su una mozione riguardante la predisposizione del Piano nazionale per l'infanzia e l'adolescenza. Peccato che, però, sui banchi di questo Governo non vedo seduta la Ministra della Famiglia, la Ministra per le Pari opportunità, che sarebbe stato il nostro diretto interlocutore: un posto vacante, un Ministero vacante, quindi un vulnus, un vuoto, proprio in quelle che sono le politiche per il sostegno alla genitorialità e, soprattutto, per una crescita dei nostri figli e dei nostri minori. L'unica prospettiva, Presidente, che oggi abbiamo davanti, in questo scenario vuoto e deludente, è proprio il Recovery Plan, quindi non si tratterà più di bonus che sono stati emanati fino ad oggi, ma potremo davvero pensare ad un sostegno alla genitorialità, alla natalità, ai servizi per l'infanzia, ad una vera istruzione per i nostri figli. Parte di questi fondi noi li prenderemo proprio a prestito dai nostri minori, da nostri figli, dai nostri nipoti, oggi piccoli, ma che domani saranno adulti. E proprio per questo, Presidente, abbiamo la responsabilità politica, ancor di più, quella vera responsabilità di agire per il loro bene, per il loro presente, per il loro futuro, che rappresenta il futuro del nostro Paese. Questa pandemia, questa tragedia ha investito, sappiamo, il mondo dell'infanzia e dell'adolescenza, quel mondo indifeso e fragile. Penso soprattutto a quelle aree di disagio sociale, a quelle famiglie già devastate da una crisi economica decennale e che oggi, ancor di più, hanno subito e stanno subendo un malessere e uno svantaggio sociale, dovuto anche alle tante attività commerciali, alle tante attività a rischio di chiusura e a tanti posti di lavoro oggi in bilico. Sono, infatti, aumentati gli abusi sui minori, i maltrattamenti, le violenze domestiche, fenomeni di violenza tra i minori e gli adolescenti. Vediamo tutti gli ultimi fatti di cronaca, dalle baby-gang alle risse organizzate con appuntamenti su Instagram, che hanno visto le nostre piazze e le nostre città. L'obiettivo era solo quello di postare tutto in rete, tutto sui social, fino all'ultima tragedia di Antonella, la bambina di 10 anni morta a Palermo per una sfida su TikTok: il suo cellulare ha ripreso una prova estrema, quella stessa prova che sarebbe poi finita sui social.

A proposito di mozioni rimaste nel cassetto, Presidente, colleghi, ci sono molte mozioni che sono pervenute anche dai banchi del centrodestra, in particolare vorrei ricordare quella presentata dal mio gruppo parlamentare per promuovere tutte iniziative tese alla prevenzione e al contrasto della violenza sui minori tra le mura domestiche. E quella, per esempio, Presidente, sarebbe stata una mozione sulla quale avremmo potuto lavorare nel frattempo, perché nel frattempo tanti bambini ancora hanno lasciato la loro vita senza potersi difendere, senza un'assistenza dei servizi sociali.

In tale contesto, la Commissione per l'infanzia e l'adolescenza sta svolgendo un ruolo fondamentale a difesa dei minori; un lavoro anche testimoniato, peraltro, da molti documenti conclusivi, che nel frattempo si sono succeduti: penso a quello del bullismo, del cyberbullismo, quello sulla violenza tra i minori, che rappresentano una guida fondamentale, un documento fondamentale, a disposizione delle scuole e delle istituzioni scolastiche, ma anche dei genitori. Quindi, il Governo avrebbe avuto materiale su cui lavorare, ma mi sa che siete rimasti un po' indietro.

Sempre con riferimento agli ultimi fatti di cronaca, Presidente, gli ultimi attimi di vita, della nostra vita, ricordiamo tutti i tentativi di suicidio purtroppo andati anche a buon fine, di autolesionismo tra gli adolescenti, tutti atti che sono in grave aumento. In tale contesto, i servizi sociali, la rete territoriale potrebbero fare la loro parte. E quindi noi chiediamo, anche attraverso una nostra richiesta pervenuta dal nostro gruppo alla Commissione per l'infanzia e l'adolescenza, un'indagine conoscitiva in merito alla gestione dei servizi sociali, perché è opportuno accendere - oggi ancor di più, in tempo di pandemia, in tempo di lockdown - e approfondire tutte le problematiche registrate, in modo particolare durante questi mesi a scuole chiuse, riguardo alla rete territoriale, che avrebbe dovuto assistere le famiglie, i bambini, gli adolescenti, anche con disabilità.

È ormai acclarato, Presidente, che la chiusura delle scuole e la didattica a distanza hanno determinato degli effetti devastanti sulla vita dei nostri bambini e dei nostri adolescenti. È ormai noto anche che la didattica digitale non ha mai raggiunto un numero considerevole di nostri studenti, soprattutto quelli che vivevano in situazioni di maggiore disagio. Ed è stato proprio per questo, proprio per tutelare il diritto di tutti allo studio, che abbiamo presentato alla legge di bilancio il cosiddetto “kit digitale”, proprio per arginare la dispersione scolastica.

Nel corso dell'estate 2020, sappiamo che il Governo ha investito ingenti somme per iniziare l'anno scolastico, che poi in effetti non è mai iniziato, ma ormai sappiamo dell'annosa questione dei banchi a rotelle, che il Ministro Azzolina ha ritenuto rimanga come patrimonio delle scuole, eppure le scuole secondarie sono state chiuse. Solo oggi abbiamo visto il ritorno nelle scuole secondarie di secondo grado di una parte, quasi un milione, di studenti: una scuola aperta solo al 50 per cento. Ma avevamo chiesto anche da subito, come sapete, il coinvolgimento delle scuole paritarie, che avevano messo a disposizione degli ulteriori spazi per aprire in sicurezza le attività scolastiche.

Avevamo chiesto da subito l'implementazione del trasporto pubblico, con il coinvolgimento del trasporto privato, in particolar modo dei bus turistici, che ormai avevano visto abbattere il turismo nelle proprie città, e penso, Presidente, che ad oggi non è più procrastinabile un piano vaccinale, sempre se ci riusciremo, per il personale scolastico.

Sono state poi sospese tutte le attività sportive, Presidente, tutte le attività ricreative, sine die, e sappiamo quanto siano fondamentali, importanti per una sana crescita psicofisica le attività sportive e tutte quante le attività ricreative per i nostri bambini e per i nostri ragazzi.

Ed è per questo, Presidente, che questo Piano 2020 deve essere tutto concentrato sulla rinascita dei nostri minori e dei nostri adolescenti, a partire dal potenziamento dell'attività dei servizi sociali, d'intesa con gli enti locali, il coinvolgimento del Terzo settore, per dare vita anche a quei presidi di prossimità, quei presidi educativi e sociali al fine di assicurare all'infanzia l'istituzione presso gli istituti scolastici degli sportelli psicologici di ascolto, a sostegno dei bambini, degli studenti, dei lavoratori e anche dello stesso personale educativo. A promuovere, oltretutto, un servizio di assistenza alle donne in gravidanza, o a quelle che si accingono a mettere al mondo dei figli, presso le unità organizzative di ginecologia, ostetricia e le aziende sanitarie ospedaliere, e anche uno sportello unico per le famiglie presso le UO dell'età evolutiva 0-18 anni. Anche, ad adottare tutte le iniziative al fine di consentire ai comuni di trasformare in asili nido le strutture e gli edifici di loro proprietà che non sono utilizzati, soprattutto quelli che si trovano in prossimità delle aree verdi; e questo era un mio ordine del giorno, che avevo presentato nella scorsa legge di bilancio, che ho visto è stato inserito anche nel programma del Recovery Plan di questa maggioranza. A dare seguito, oltretutto, alla nostra mozione per arginare e contrastare il fenomeno della violenza sui minori tra le mura domestiche. Avevamo chiesto già in altre mozioni, sempre di centrodestra, di istituire una banca dati dei minori allontanati dal proprio nucleo familiare. Pensiamo, Presidente, che tra gennaio 2018 e 2019 sono stati allontanati dalle famiglie ben 12.338 minori, 23 minori ogni giorno. Ad adottare, Presidente, e questo punto sarà presente anche nella nostra mozione, tutte le iniziative di carattere normativo per prevedere un monitoraggio, un controllo sull'utilizzo dei social network da parte dei minori; quindi per potenziare l'attività svolta dalla Polizia postale, che esercita un'importante funzione di controllo, finalizzata sempre alla prevenzione di un utilizzo distorto dei social da parte dei minori.

Presidente, abbiamo quindi anche un'altra richiesta, che sarà scritta negli impegni del dispositivo della nostra mozione: è quella di inviare una relazione al Parlamento sull'attività svolta dall'Osservatorio per l'infanzia e l'adolescenza che si era insediato l'8 aprile 2020. Presidente, da quel momento di tempo ne è passato, ma di provvedimenti a tutela dei minori ne ho visti zero (Applausi dei deputati dei gruppi Forza Italia-Berlusconi Presidente e Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Massimiliano Panizzut. Ne ha facoltà.

MASSIMILIANO PANIZZUT (LEGA). Grazie, Presidente. Ringrazio anche qui i colleghi per aver posto in questione una tematica importante e delicata come la precedente, che rischia di venire messa in secondo piano, visto che l'urgenza primaria era, ed è oggi in parte, il contenimento dei contagi da virus.

Diciamo che siamo d'accordo sul merito e sulla finalità della mozione dei colleghi, ma non siamo assolutamente d'accordo su alcune premesse e su alcune argomentazioni, ed infatti presenteremo un nostro testo. Per parte nostra, infatti, non è totalmente vero che il Governo abbia messo in atto forme di supporto alle diverse categorie; ma questo non lo dico per fare una polemica fine a se stessa, non lo dice solo la Lega: lo fanno rilevare gli stessi cittadini, che sono ancora tantissime le categorie di attività che sono state chiuse e non ancora ristorate, e sappiamo bene che lo status sociale è direttamente collegato alla condizione economica.

Io credo che la gente abbia voglia di lavorare, di riprendere le attività in sicurezza e rispettando i limiti del contingentamento; e, di conseguenza, anche guadagnare meno, ma vogliono lavorare, per continuare ad avere le risorse anche per i bisogni dei figli. Soprattutto i nostri bambini e ragazzi, poi, hanno la voglia di tornare a scuola in presenza, ma in sicurezza.

Nella mozione voi dite che bisogna aumentare il campo d'azione del reddito di cittadinanza: certo voluto anche da noi al tempo, ma quando si verifica che, alla fine, non ha portato il risultato sperato, si può ammettere che non abbia funzionato; soprattutto per quanto concerne la parte di aiuto nell'attesa di trovare occupazione, che mi pare abbia totalmente fallito e sia ormai una forma totale di assistenzialismo.

Tornando alla tematica diretta della mozione, è chiaro che siamo d'accordo che ci siano problematiche legate indirettamente alla pandemia e a tutte le limitazioni, soprattutto sull'equilibrio dei bambini e adolescenti, odierno, che si ripercuoterà inevitabilmente sul futuro. I bambini saranno gli uomini del domani, e il nostro compito e dovere è formarli e proteggerli.

Per mesi i nostri figli hanno perso il contatto fisico con i compagni di scuola e gli amici. La didattica a distanza è di certo servita a tamponare e ad evitare la totale dispersione educativa; però chiaramente anche qui si sono riscontrate lacune, dovute anche alla realtà sociale delle famiglie, mancanza di personal computer per tutti i figli, difficoltà nell'accesso alla rete, e soprattutto mancanza di disponibilità economica di alcune famiglie per acquistare, al bisogno, i sistemi informatici. Anche qui ci chiediamo perché i fondi, anziché per i triti e ritriti banchi a rotelle, acquistati per le scuole al tempo chiuse e oggi messi nei sottoscala o sul tetto di alcune scuole, come abbiamo visto, non siano stati usati per venire incontro alle difficoltà informatiche. Tutto ciò porterà al rischio che molti, adolescenti soprattutto, poi non riprenderanno l'attività scolastica.

Il fatto che i bambini, ma soprattutto gli adolescenti, siano rimasti a volte chiusi in casa per settimane, se non mesi, magari con i genitori via per lavoro, ha aumentato la loro dipendenza dalla rete dei social, isolandoli totalmente. Come già evidenziato dalla collega, io e tutti voi dovremmo restare sgomenti dal dramma che è accaduto qualche giorno fa, di una bambina di 10 anni morta per un gioco sui social (Applausi della deputata Spena). Mio figlio ha 11 anni: io non riesco a capire come… Anche altre cose simili, iniziative aberranti come le organizzazioni di pestaggi… Incredibile! Anche qui la responsabilità, però, è di tutti; della famiglia, della scuola e della società: non possiamo giustificarci dietro il fatto che l'evoluzione tecnologica possa portare ad alcune lacune. Dobbiamo arrivare alla censura di certi supporti? O recuperiamo certi valori e riprendiamo il controllo? Certo sono ben lontani i tempi in cui, quando avevo io 10 anni, si giocava per la strada col pallone fatto con la carta e lo scotch: i ragazzi di oggi hanno la fortuna che questi sistemi possono facilitare il supporto educativo; però fondamentale dev'essere il controllo da parte di tutti gli attori preposti alla formazione dei bambini e adolescenti.

Concordo che mancano e devono essere potenziate le proposte legate al benessere psicofisico ed emotivo dei bambini e adolescenti: le restrizioni imposte hanno creato disturbi somatici, di comportamento del sonno e instabilità emotiva, che si ripercuoteranno sul carattere degli uomini del domani; perciò serve una rapida inversione di rotta nel favorire i rientri a scuola in sicurezza e la ripresa delle attività, anche sportive. Anche qui, non comprendo come mai sia possibile che, se il Governo asserisce che bisogna chiudere per mancanza di sicurezza, quando poi lo fanno i presidenti delle regioni si inneschino l'accusa e il dualismo, sempre nel contesto costante che tutti debbono collaborare, e, invece di risolvere le eventuali criticità, si litiga: peggio dei bambini, visto il tema. Non comprendiamo come sport da svolgere all'aperto possano essere un problema, o l'attività in palestra con restrizione e contingentamento.

Da non dimenticare sono i bambini con disabilità fisica, intellettiva e sensoriale, che hanno vissuto momenti di isolamento gravi e gravissimi dovuti alla loro condizione, e il Governo non è stato in grado di mettere immediatamente misure di supporto per loro e le loro famiglie. Carenze di sostegno nel quotidiano che si sono moltiplicate esponenzialmente in periodo di emergenza pandemica. Il Governo dovrà definire le misure emergenziali ed usare le risorse provenienti dal Next Generation EU tenendo presente l'impatto sul futuro della società, e quindi affrontare gli aspetti discriminanti per l'infanzia e l'adolescenza. Politiche in grado di garantire miglioramenti duraturi; anche qui non capiamo perché in questo contesto non si vogliano coinvolgere le regioni, quali collegamenti diretti poi con gli enti locali. Servono sistemi e finanziamenti che riducano la disuguaglianza sociale, che portino vantaggi in termini di sviluppo nelle situazioni familiari più fragili e sfavorevoli.

Restrizioni comportamentali ed economiche portano anche alla denatalità. Fa sicuramente piacere che si sia condivisa la materia dell'assegno unico ai figli; peccato che la sua attuazione sia slittata da gennaio a luglio per mancanza di fondi. Auspichiamo davvero che la programmazione futura comporti investimenti concreti per le misure sull'edilizia scolastica, spazi, norme sanitarie e che, nel contempo, non siano tralasciate le questioni emotive e sociali e di crescita dei bambini e delle bambine.

A fronte di quanto sopra esposto, si inviterà il Governo ad adottare iniziative per la realizzazione e la gestione degli asili nido su tutto il territorio, a destinare quanto prima le risorse per garantire da subito l'assegno unico, ad operare concretamente con le regioni, senza cercare sempre capri espiatori, per il programma di riapertura in sicurezza di tutte le scuole e, soprattutto, delle attività sportive, sia per il benessere motorio fisico, sia per il benessere psicologico legato alla socialità dei bambini e adolescenti; a riaprire sin da subito, con norme di contingentamento, i musei, i teatri e i cinema come spazi culturali e di socialità dei nostri figli, a incrementare le attività extrascolastiche sostenendo tutti gli attori che hanno un ruolo attivo e responsabile nell'educazione quali, ad esempio, le associazioni del Terzo settore; ad adottare iniziative di sostegno degli interventi sulla sfera emotiva e psicologica sia degli studenti che delle famiglie. Auspichiamo anche noi che tutti i Ministeri competenti in materia definiscano le misure destinate al prossimo piano nazionale per l'infanzia, il tutto consapevoli che l'attenzione e gli investimenti sulle giovani generazioni servono a creare una società migliore e la speranza di un'attenzione sociale ai più bisognosi.

PRESIDENTE. È iscritta a parlare la deputata Veronica Giannone. Ne ha facoltà.

VERONICA GIANNONE (FI). Grazie, Presidente. Ci troviamo finalmente a discutere di un piano nazionale per l'infanzia e l'adolescenza. Penso che oramai non ci siano più scuse: occorre agire immediatamente per tutelare i nostri figli. Solo pochi giorni fa, dall'ospedale Bambino Gesù di Roma, sono arrivati dei dati da brivido. Da ottobre a oggi, con la seconda ondata COVID, i tentativi di suicidio e autolesionismo fra gli adolescenti sono aumentati del 30 per cento: un tentato suicidio al giorno. Abbiamo il dovere di comprendere cosa negli anni abbia portato molti minori a sentirsi così soli, distaccati da una società che continua a non tutelarli come dovrebbe, una società culturalmente interessata forse più agli interessi degli adulti che dei minori, che nel tempo stanno dimostrando insofferenza, sempre meno interesse al loro futuro, che hanno sempre meno stimoli, se non quelli che li distaccano dalla realtà. Tra parentesi, la soluzione prospettata dal sottosegretario Zampa, di vietare gli smartphone ai bambini, potrebbe essere una soluzione? Ha detto che serve subito un tavolo guidato dalla Presidenza del Consiglio perché bisogna decidere a che età possedere un cellulare. Mi pare una risposta offensiva, questa, nei confronti delle famiglie che ogni santo giorno combattono, loro malgrado, con le problematiche conseguenti all'isolamento, fra tutte la dipendenza dagli schermi e da Internet. Queste, comunque, sono solo alcune delle gravi ripercussioni che stanno schiacciando i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze, a causa di politiche poco attente ai loro bisogni. La pandemia ha solo acuito una situazione dolorosa già in atto e in evoluzione da tempo. In un primo momento, ha richiesto l'adozione di misure volte al contenimento della diffusione dei contagi: chiusura delle attività economiche, delle scuole di ogni ordine e grado, dei luoghi di cultura, spettacolo, sport, con un primo grande trauma per l'economia, soprattutto per le famiglie e le piccole imprese. Poi, cosa è successo? È successo che, invece di sostenere il crescente disagio sociale, si è pensato a tutt'altro.

Ho ricercato varie informazioni, Presidente, per tentare di ricostruire l'origine dei disagi presentati poc'anzi. Già nel 2017, l'Istat riportava dati drammatici sul numero di persone che in Italia vivono in condizioni di povertà assoluta. La povertà assoluta colpisce maggiormente le famiglie con figli minori e, tra queste, cresce con l'aumentare del numero di figli non maggiorenni. È necessario considerare che i minori, bambini e adolescenti, sono in assoluto i soggetti più vulnerabili e a oggi circa un milione 200 mila bambini e adolescenti vivono in condizioni di povertà. Per fare un esempio concreto e anche collegandoci all'allarme lanciato dai medici del Bambino Gesù, molte famiglie italiane, a causa delle difficoltà economiche, sono state costrette a tagliare alcune spese del bilancio familiare; tra queste c'erano proprio quelle destinate alle attività sportive dei figli, bambini e ragazzi in isolamento, senza attività fisica per mesi e mesi; ecco da dove vengono ansia, attacchi di panico, depressione. Il Governo, poi, pare non si sia accorto che in questo periodo d'emergenza sanitaria sono aumentati anche gli abusi sui minori: maltrattamenti, violenze domestiche, donne e minori.

L'emergenza ha messo in luce diverse fragilità dei servizi di assistenza territoriali, su tutti i servizi sociali, che si sono dimostrati non in grado di fronteggiare al meglio le aumentate necessità delle famiglie, esposte a un crescente impoverimento economico, offrendo servizi insufficienti sia su un piano quantitativo che qualitativo, soprattutto ai minori. Sia le politiche di contrasto alla povertà, sia quelle per sostenere le famiglie e i minori messe in campo da questo Governo, tendono a concentrarsi sugli adulti e a considerare i bambini e i ragazzi solo marginalmente. Forse si ignora che esistono delle importanti raccomandazioni del Comitato ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza all'Italia, dalle quali emerge l'importanza fondamentale che ha per lo sviluppo psicofisico del minore crescere nella propria famiglia di origine, anche se in stato di indigenza; famiglia che dev'essere sostenuta dallo Stato con interventi concreti e mirati affinché l'allontanamento e il collocamento eterofamiliare del minore sia disposto solo nei casi di estrema e reale gravità. Nel febbraio 2019 il Comitato ONU ha, infatti, reso le sue osservazioni sull'attuazione della Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia. Il Comitato ha dovuto segnalare l'esistenza, nel nostro Paese, di molteplici disfunzioni e lacune nel sistema di assistenza ai minori; tra queste spiccano la carenza di risorse economiche destinate all'infanzia e il permanere di importanti livelli di povertà minorile.

Il Comitato ha poi evidenziato diversi ambiti di sistema di accoglienza dei minori fuori dalla famiglia che andrebbero modificati, spronando l'Italia a ripensare le proprie misure di accoglienza, a migliorare il sistema sull'affidamento e del servizio sociale, raccomandando altresì la necessità di diminuire la soluzione istituzionale a favore di interventi preventivi sulle singole famiglie, realizzando procedure uniformi nel Paese e garantendo che l'allontanamento dei minori dalla famiglia, compresi quelli con disabilità, sia consentito solo dopo un'attenta valutazione del superiore interesse riferito al caso individuale e monitorato in modo efficace. Occorre potenziare, quindi, i servizi sociali attraverso il sostegno della genitorialità e questo non può non prevedere l'adozione di misure politiche territoriali volte a rafforzare la partnership tra pubblico e privato del Terzo settore, a partire dalla rete degli asili nido, oggi del tutto insufficiente, alle strutture per l'infanzia e per i ragazzi, che sono tra i soggetti maggiormente esposti al rischio di esclusione sociale e che vedono messo a repentaglio il loro futuro in termini di reddito, di servizi e di formazione.

Particolare attenzione dev'essere rivolta ai bambini e ai ragazzi portatori di handicap, che sono i più deboli tra i deboli nella fascia della scolarizzazione ma anche per quanto riguarda l'inserimento lavorativo. A tal proposito mi domando, Presidente, che fine ha fatto la legge n. 33 del 2017, “Delega recante norme relative al contrasto della povertà, al riordino delle prestazioni e al sistema degli interventi e dei servizi sociali”. La legge delega chiedeva al Governo di adottare entro sei mesi dal 25 marzo 2017 uno o più decreti legislativi recanti sia il riordino delle prestazioni di natura assistenziale finalizzate al contrasto della povertà, sia il rafforzamento del coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali, al fine di garantire su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni nell'ambito dei principi di cui alla legge n. 328 del 2000. Quanti anni sono passati? Ci sono delle novità in materia? Che io sappia, non è stato fatto alcun decreto attuativo. Questa legge doveva favorire una maggiore omogeneità territoriale nell'erogazione delle prestazioni. È stato previsto anche un organismo di coordinamento con il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, però, purtroppo, ad oggi non abbiamo nulla di questo monitoraggio che era stato previsto con questa organizzazione.

Poi, vi è anche il decreto legislativo n. 147 del 15 settembre 2017, che prevedeva l'istituzione del Sistema informativo unitario dei servizi sociali, detto “SIUSS”. Esso aveva lo scopo di assicurare una compiuta conoscenza dei bisogni sociali, prestazioni erogate dal sistema integrato degli interventi dei servizi sociali, della programmazione, della gestione, monitoraggio, valutazione delle politiche sociali, livelli essenziali delle prestazioni e a rafforzare i controlli, ma, anche qui, non abbiamo alcuna notizia di questo ulteriore provvedimento che era stato approvato nel 2017. Quindi, siamo ancora in attesa di un'adozione della disciplina attuativa del SIUSS e, quindi, i servizi sociali vengono appunto gestiti dagli enti locali. Quanti anni ancora dovremo aspettare perché quelle parole scritte diventino azioni concrete, Presidente?

Tutto questo si traduce in un'assenza di una banca dati completa e aggiornata, che garantirebbe anche un controllo effettivo sulle prestazioni indebitamente percepite ed erogate. Non ci dimentichiamo che durante il periodo di emergenza, più precisamente dal mese di marzo ad agosto 2020, sono stati sospesi anche tutti gli incontri tra genitori e figli all'interno delle strutture residenziali, perché è stata dichiarata la difficoltà delle stesse a rendere gli incontri sicuri; erano previste delle videochiamate, ma in molti casi non sono state effettuate. In quel caso, personalmente informai il Presidente Conte, tramite diverse PEC e delle lettere anche sottoscritte da oltre 250 persone facenti parte di associazioni, rappresentanti sindacali, persone che lavorano nell'ambito, proprio per trovare delle soluzioni.

E noi ne avevamo proposte di soluzioni, ma oltre che parlare al telefono, purtroppo non abbiamo risolto nulla. Potrei continuare a riportare gli impegni presi sino ad ora e mai mantenuti: 12 novembre 2019, in quella seduta, votammo altre importanti mozioni, il tema principale riguardava le iniziative di competenza in materia di affidamento dei minori, anche alla luce delle vicende che avevano coinvolto la rete dei servizi sociali di Val d'Enza, ma non è solo la Val d'Enza, tutta l'Italia è così. Vorrei ricordare a tutti solo alcuni di questi impegni presi dal Governo, approvati dal Governo, evito quelli con la clausola “a prevedere l'opportunità di” o “a valutare l'opportunità di”, tanto sappiamo che quegli impegni non si possono considerare tali. Il Governo, ad esempio, si era impegnato a garantire concretamente l'assenza di conflitti di interesse tra diverse professionalità di servizi sociali, disciplinando altresì regimi di incompatibilità per i giudici onorari o gli stretti congiunti, così come era previsto dalla delibera del Consiglio superiore della magistratura dell'11 luglio; nulla è cambiato, eppure di tempo ne è passato da allora. Si è impegnato a continuare ad assicurare, nel caso di famiglie con problemi economici, la piena applicazione della legge n. 184 del 1983, ad assumere iniziative normative per istituire il difensore del minore in ogni fase del procedimento di affido familiare, ad assumere iniziative normative per rafforzare l'azione di controllo e di ispezione nelle strutture di accoglienza, ad assumere iniziative di competenza per garantire l'ascolto della persona minorenne, sia in fase istruttoria, che a seguito dell'emissione di un provvedimento a sua tutela, informandola adeguatamente circa le decisioni che la riguardavano e assicurando la sua partecipazione alla definizione del progetto educativo. Abbiamo approvato mesi fa anche l'istituzione di una Commissione d'inchiesta sugli allontanamenti dei minori dalle famiglie e sugli affidamenti in comunità, ma ad oggi non è stata ancora avviata.

Poi apriamo il discorso della scuola, altro capitolo pessimo: nel corso dell'estate 2020 il Governo ha investito ingenti somme finanziarie ed umane per predisporre l'inizio del nuovo anno scolastico, a cominciare dall'ormai famosa questione dei banchi con le ruote, per l'individuazione di spazi esterni nelle istituzioni scolastiche, affinché le lezioni potessero svolgersi nel rispetto del distanziamento e del contenimento dei rischi di contagio, eppure, nel corso dell'autunno, le scuole secondarie sono nuovamente chiuse, con l'adozione della didattica a distanza o della didattica integrata digitale. Non sembra essere stato valutato il costo sociale ed individuale che questi mesi di chiusura e il contenimento delle giovani generazioni comporteranno e si è inoltre sottovalutata la perdita del ruolo protettivo della scuola rispetto a maltrattamenti e abusi in famiglia, che peraltro - come dicevo prima - risultano aumentati. L'aumento di irritabilità derivante dalla perdita del lavoro da parte di un genitore, la crescita delle difficoltà economiche della famiglia, la convivenza forzata per lunghi periodi in locali non sempre sufficientemente adeguati e lo svolgimento della DAD da parte di più figli in contesti inidonei ha creato tutti i disagi che oggi stiamo vedendo. Non dimentichiamo che la Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza indica, all'articolo 3, la necessità che tutte le decisioni relative ai bambini e adolescenti debbano considerare preminente l'interesse di detti soggetti e l'articolo 28 prevede che gli Stati devono promuovere la regolarità della frequenza scolastica e la diminuzione del tasso di abbandono. Il 17 ottobre 2020 il CTS ha risposto al Ministro della Salute, dichiarando l'estrema rilevanza della scuola nel percorso di crescita dell'individuo, sostenendo la necessità di salvaguardarla, in considerazione anche del fatto che la circolazione del virus risultava limitata nel contesto scolastico e, solo pochi giorni dopo, ha dichiarato che le scuole non erano tra i principali contesti di trasmissione in Italia sulla base delle analisi condotte dall'Istituto superiore di sanità. Il DPCM del 3 novembre però ha diviso l'Italia in tre fasce, sulla base di più parametri di riferimento, ma le scuole superiori sono rimaste chiuse in tutta Italia e nelle zone rosse sono rimaste a casa le classi seconde e terze delle scuole secondarie di primo grado. Perché? Che senso ha questa suddivisione? Anche l'organizzazione degli orari delle scuole è stata subordinata prioritariamente all'uso dei trasporti da parte di soggetti non studenti, evidenziando l'idea che l'attività scolastica è la prima sacrificabile e l'ultima a necessitare di salvaguardia. Il tempo per pensare è finito: non si può più navigare a vista continuando a rimandare interventi sostanziali, volti ad adottare delle soluzioni concrete e reali. Senza voler andare neanche troppo lontano, sarebbe possibile almeno attivare degli strumenti che già esistono per programmare e realizzare interventi seri per l'infanzia? Perché l'ultimo Piano nazionale dell'infanzia è datato novembre 2016, l'Osservatorio da allora non ha più riportato alcun tipo di valutazione o dato che possa esserci d'aiuto per migliorare la situazione dei nostri figli e della loro crescita. Si continua, Presidente, quindi - e concludo - a raccontare una realtà inesistente, sponsorizzando addirittura proposte di legge che dovrebbero risolvere certi aspetti legati alla tutela dei minori, senza però trovarne reali tracce, un po' come le fake news giornalistiche, quelle che spesso ritroviamo sui social, gli slogan “acchiappa like”, più che le soluzioni che ci si aspetta da parlamentari che hanno il potere di legiferare.

Quindi le chiedo la cortesia di fermare questa assurdità…

PRESIDENTE. Concluda.

VERONICA GIANNONE (FI). … perché si possa ripartire. Con questa mozione ci si augura che questi impegni, che sono proposte risolutive, possano essere presi seriamente e trasformati in azioni concrete e risolutive, altrimenti sarà l'ennesima perdita di tempo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Luca Rizzo Nervo. Ne ha facoltà.

LUCA RIZZO NERVO (PD). Grazie, Presidente, sottosegretari, colleghi. Quando il COVID, da una brutta notizia lontana proveniente dalla Cina, è divenuto una crisi pandemica globale, molti osservatori, quasi sempre economisti, come capita in queste occasioni, si sono affrettati a parlare di crisi, di “shock simmetrico”, cioè del fatto che - a differenza delle crisi del 2008, o di altre crisi economiche che avevamo avuto in passato e che avevano avuto effetti diversi a seconda della solidità dei Paesi - questa crisi, per la sua comune origine sanitaria, colpiva tutti alla stessa maniera, tutti i Paesi, quasi fosse una scoria di quella globalizzazione delle opportunità, che aveva dominato per un ventennio la narrazione incontrastata del nostro tempo. Una crisi simmetrica, che ci rende tutti uguali. Ma - a ben guardare -, sotto la coltre spessa delle semplificazioni, in questo caso assai semplicistiche, esattamente come per le altre crisi, anche questa crisi, che da sanitaria si è fatta rapidamente economica, sociale e, per certi versi, esistenziale, non ha colpito affatto in modo simmetrico all'interno delle società che stanno affrontando con ogni mezzo la sua virulenza. Vi sono - come ogni volta - dei target privilegiati di sofferenza, di deprivazione, di sacrificio e non è difficile argomentare come, fra i soggetti più esposti alle conseguenze indirette di questa tragedia globale, che è la pandemia da Coronavirus, vi siano le bambine e i bambini, la cui quotidianità è stata travolta senza chiedere permesso, senza tante spiegazioni, da un giorno all'altro, sia dal virus, sia dalle misure, che, pur giuste, razionali e inevitabili, nella maggior parte dei casi si sono abbattute, sconvolgendo abitudini, socialità, diritti dell'infanzia. Non si tratta solo della drammatica rinuncia per vari mesi alla pienezza del diritto all'istruzione - nelle sue modalità ordinarie, in cui la didattica si fa un tutt'uno con la relazione fra pari, con una socialità specialissima e irripetibile che si realizza nell'età scolare e che, ahinoi, permane dimezzata per tante ragazze e ragazzi delle scuole superiori - ma il virus e le regole necessitate per attenuarne gli effetti, a tutela della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, hanno travolto anche i diritti naturali delle bambine e dei bambini: il diritto a vivere momenti di tempo non programmato dagli adulti, il diritto al gioco con gli amici, il diritto all'affetto dei nonni, il diritto a vivere in una varia e stimolante comunità educante. Le diseguaglianze - che già lambiscono e troppo spesso attraversano l'infanzia di tante bambine e bambini - hanno avuto una recrudescenza in questa crisi. Con la pandemia in pochi mesi l'emergenza sanitaria, dicevo, si è trasformata in emergenza sociale: si è avuto un aumento significativo della povertà che ha accentuato le diseguaglianze già drammaticamente evidenti fra le diverse regioni del nostro Paese e nelle periferie delle grandi città. Nel 2019, la povertà assoluta in Italia, che interessava oltre un milione di minori ed era più frequente nelle famiglie numerose del Mezzogiorno, è notevolmente aumentata e, secondo una recente indagine di Save the Children, è raddoppiata alla fine del 2020. E la povertà non è solo un problema in sé, ma è il moltiplicatore di molte altre mancanze, privazioni, povertà: i bambini poveri sono quelli che si ammalano più frequentemente e che sviluppano più spesso malattie croniche e disturbi dello sviluppo comportamentale con conseguenze che possono protrarsi fino all'età adulta. Diseguaglianze nuove, giustapposte in un crescendo a diseguaglianze antiche, rese drammatiche da un ascensore sociale che, nel nostro Paese, è fermo e in ulteriore decrescita. L'OCSE, già nel 2018, ci ammoniva su una mobilità sociale immobile: in Italia sono - diceva - necessarie cinque generazioni perché un bambino nato in una famiglia a basso reddito raggiunga il reddito medio nazionale, cinque generazioni.

E la scuola purtroppo non opera più come potente attivatore di mobilità sociale: se infatti l'istruzione - come mostrano tutti i dati dei Paesi avanzati - è il veicolo principale grazie al quale si può ambire ad una condizione economica e sociale migliore, anche se un'ampia letteratura internazionale mostra che l'accesso ai servizi educativi e di istruzione di qualità, fin dai primi anni della vita, e di sostegno ai genitori comporta ricadute positive sul benessere e le competenze dei bambini, con effetti di lungo periodo su tutto il percorso di crescita personale, sul benessere delle loro famiglie, favorendo sia scelte di fecondità per chi lavora sia la partecipazione lavorativa per chi ha figli, con ricadute positive di contenimento della povertà infantile e, più in generale, sulla coesione e lo sviluppo economico delle opportunità.

Anche se tutto ciò risulta evidente e manifesto da anni, risulta altresì evidente la correlazione fra la nostra immobilità sociale e una spesa per l'istruzione, che vede l'Italia fra i Paesi europei buon'ultima, con un livello di spesa in rapporto al PIL del 3,6, laddove la media europea è del 4,7 e quella OCSE del 4,8.

Una scuola chiusa da mesi acuisce questa diseguaglianza di opportunità, questa diseguaglianza di relazioni e socialità, questa diseguaglianza di vita. Se penso a questi mesi difficili che abbiamo alle spalle, ma che non sono ancora conclusi, non posso non pensare alla sofferenza che è derivata dal confinamento, soprattutto per i bambini con disabilità, circa il 3 per cento della popolazione scolastica, i quali hanno subito con le loro famiglie, più degli altri, le difficoltà di questo terribile periodo, perché la gran parte ha sospeso anche gli interventi di sostegno e di riabilitazione.

In questo quadro realistico e preoccupante vi è, Presidente, la necessità di scelte che sappiano invertire questa prospettiva, che non si arrendono all'evidenza di tante e tali diseguaglianze. Il Governo è chiamato a dotarsi e a dotare il Paese di una visione strategica, composta di politiche che siano in grado di garantire miglioramenti concreti del benessere delle bambine e dei bambini, che non rappresentino, come veniva detto, un'eccezione momentanea, ma siano duraturi e generalizzati. Significa non solo mettere risorse. Significa progettare politiche che fissino l'infanzia, l'adolescenza, le aspettative e i diritti di bambine e bambini nelle priorità dell'agenda politica del nostro Paese, attraverso un piano straordinario, che riconosca la straordinarietà del momento e la straordinarietà dell'impegno che questo richiede.

Per farlo è necessario innanzitutto un cambio di paradigma culturale, con cui si guarda all'infanzia: i bambini e le bambine, come soggetti di politiche a loro dirette, che accolgono aspettative, bisogni e diritti a loro rivolti, come soggetti di quei diritti, e non solo come soggetti passivi incidentali, di politiche e diritti altrui (le politiche di conciliazione dei tempi di vita e lavoro dei genitori, le politiche familiari, le politiche scolastiche, le politiche sportive). Considerare i bambini soggetti attivi nelle politiche a loro rivolte significa avere la capacità di ascoltarli, di renderli protagonisti delle scelte. Non sembri questo paradossale: è e può essere - ho avuto la fortuna di sperimentarlo negli anni in cui ho avuto il privilegio di fare l'assessore al welfare nella mia città, Bologna - una pratica comunitaria, in grado di mettere al centro i bambini e le bambine nella pianificazione di tutte le decisioni pubbliche, assumendo la trasversalità di punti di vista come condizione necessaria, che poi si fa un'unità di progetto per l'infanzia. Perché, se è vero come è vero, che una città a misura di bambino è una città in cui si vive meglio tutti, è altresì vero che un Paese a misura di bambino è un Paese migliore per tutti.

Allora, se questo è vero e se sono necessarie scelte nell'oggi, con lo sguardo fisso sul futuro, bisogna compiere scelte chiare, visibili, misurabili, scelte impegnative. Tra i progetti finanziabili con il fondo Next Generation EU deve essere presente un forte investimento sui diritti dell'infanzia, al fine di rafforzare le competenze e le conoscenze delle giovani generazioni e ridurre le diseguaglianze e contrastare la povertà educativa, favorendo anche la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro di tutto il contesto familiare. Un progetto che poi trovi una governance competente a garantirne l'effettività, come potrebbe essere, in modo anche straordinariamente simbolico, una unità di missione per l'infanzia e l'adolescenza presso la Presidenza del Consiglio. Una governance non solitaria, che sappia al contrario includere la voce e le ragioni dei molti soggetti, dagli enti locali alle associazioni, ai soggetti del no-profit, che ritengono fondamentale trovare risposta alle criticità inerenti i diritti dell'infanzia, degli adolescenti e delle loro famiglie, sia coadiuvando la politica nelle scelte, perché operi le riforme e le iniziative necessarie, sia sostenendo le comunità locali, perché costruiscano ambienti più favorevoli ai bambini, ai ragazzi e ai loro genitori. Una proposta capace di sviluppare politiche pubbliche adeguate a promuovere, come è avvenuto in molti Paesi occidentali, l'educazione allo sviluppo umano a partire dalla primissima infanzia, in coerenza sia con il benessere relazionale ed economico delle famiglie, sia con la prospettiva di una crescita solida e di qualità del Paese.

Perché ogni bambino - e chiudo, Presidente - ha il diritto di crescere in modo ottimale, di essere curato nel migliore dei modi quando si ammala, di essere adeguatamente educato al fine di sviluppare tutte le potenziali risorse intellettuali e conoscitive. La pandemia, che ha messo in luce molte criticità già presenti da decenni, ci mette di fronte alla possibilità e alla necessità, ci mette di fronte all'occasione, con i fondi previsti dal Next Generation EU, per correggere alcune gravi carenze nell'organizzazione sanitaria, educativa e sociale rivolta all'infanzia.

PRESIDENTE. Concluda.

LUCA RIZZO NERVO (PD). Sapendo - e chiudo davvero - che l'investimento nell'infanzia è il più efficace e duraturo, è il miglior contributo alla ripresa economica e allo sviluppo di una società, che investire sull'infanzia e sull'adolescenza vuol dire prendersi cura del futuro a partire dal presente. Questa mozione, frutto di un lavoro collettivo, è un primo - non certo l'ultimo - atto, segno di una forte determinazione politica ad andare in questa direzione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare la deputata Bellucci. Ne ha facoltà.

MARIA TERESA BELLUCCI (FDI). Grazie, Presidente. Siamo giunti alla discussione generale di questa mozione, che si occupa della tutela e della promozione dell'infanzia e dell'adolescenza, però ho ascoltato fino ad oggi, anzi, scusatemi, fino adesso, gli interventi di tutti. Alla mente mi è venuta una cosa tra tutte. Io ho concluso la fine dello scorso anno con un intervento di fine seduta, in cui chiedevo alla Presidenza - in quel caso era presente il Presidente Fico - di poter dare attuazione ad una legge, che è stata approvata a luglio, la legge di istituzione della Commissione d'inchiesta sugli affidi illeciti e le case famiglia. Una legge che ha avuto un suo iter, che nel mese di febbraio dello scorso anno aveva visto i lavori finiti in Commissione, che era arrivata in Aula tardivamente, perché da febbraio è arrivata in Aula a luglio, a causa della pandemia, perché dovevamo affrontare il Coronavirus e non c'era tempo di calendarizzare in Aula l'approvazione di una legge che sembrava condivisa da tutti. Finalmente, a fine di luglio, si è arrivati all'approvazione di questa legge e poi si attendevano gli avvii dei lavori, come è consueto che sia. A settembre, il Presidente Fico invia una lettera a tutti i gruppi, in cui chiede la designazione dei membri della Commissione, per far sì che la Commissione d'inchiesta possa avere avvio. E lì si attende. Si attendono settimane, si attendono mesi e si arriva alla fine dell'anno, in cui la Commissione d'inchiesta per gli affidi illeciti non ha avuto avvio e intanto, ai fatti di Bibbiano, si aggiungono quelli di Massa Carrara, in cui c'è stata un'inchiesta che ha visto l'arresto dei presidente della provincia, del sindaco, di un giudice onorario, di un membro del consiglio comunale e di responsabili dei servizi sociali. Ma la legge che era stata approvata in Parlamento ancora attendeva la sua attuazione. Ebbene, quella legge era stata approvata in Parlamento da tutti, da tutti i gruppi, perché si pensava e tutti pensavamo -l'abbiamo approvata - che fosse utile a fare luce sul dramma della mancanza di tutela e di protezione dei minori. Segnatamente, minori particolarmente fragili, perché allontanati dalle famiglie, affidati ai servizi sociali, con sospensione della responsabilità genitoriale, e collocati in casa famiglia. Una moltitudine di invisibili, di cui l'Italia non sa neanche bene perfettamente il numero. Se ne sanciscono 40 mila, ma in realtà le associazioni non hanno contezza. Ma la cosa assurda è che le istituzioni - lo Stato - non sanno bene quanti siano, perché c'è un monitoraggio manchevole, assente e precario. La nostra Italia non sa questi bambini quanti sono, come si chiamano, nome e cognome, da quanto tempo sono stati allontanati dalle loro famiglie, per quanto tempo saranno allontanati, quando rientreranno nella propria famiglia, oppure troveranno delle giuste cure stabili.

Avevo pregato il Presidente Fico e, in questa occasione, Presidente Rampelli, mi riferisco anche a lei e chiedo anche a lei di poter intervenire, di poter non indugiare oltre, di dare tempestivamente avvio a quella Commissione d'inchiesta, non in quanto la sola capace di dare risposta e quindi l'unica, ma come uno strumento che questo Parlamento aveva immaginato utile, perché approvato all'unanimità, per intervenire su quella che è una questione di mancanza di tutela, sancita anche dalla Bicamerale infanzia e adolescenza e da un'indagine conoscitiva che era stata fatta e che era durata tre anni, dal 2015 al 2018. Quindi, non era solo Fratelli d'Italia a dirlo, non era un'idea peregrina di Fratelli d'Italia, ma era quanto veniva stabilito dalla Bicamerale infanzia e adolescenza e veniva sottolineato in quella indagine conoscitiva che era stata svolta e evidentemente anche condiviso successivamente, attraverso l'approvazione di una legge per una Commissione d'inchiesta, che si riteneva atto utile - utile - a fare luce e a dare piena tutela. Chiedevo al Presidente Fico di poter quindi avviare tempestivamente questi lavori e lo pregavo di farlo o entro la fine dell'anno dello scorso anno 2020 o, al più tardi, entro i primi 15 giorni di gennaio del 2021. Beh, siamo qui, il 15 gennaio è passato e l'avvio di quella Commissione noi non l'abbiamo ancora visto. Mi si dice che quella Commissione non prende avvio perché non tutti i gruppi parlamentari hanno partecipato alla designazione dei loro membri. Ovviamente, Fratelli d'Italia ha designato il proprio membro, i propri membri presenti nella Commissione d'inchiesta. Allora, io adesso chiedo di potersi fare un esame di coscienza. Io non so se dal mio ultimo intervento ad oggi tutti i membri hanno designato, anzi tutti i gruppi parlamentari hanno designato i propri membri, non lo so. Ciò di cui sono certa è che la Commissione d'inchiesta sugli affari illeciti delle case famiglia non ha avuto avvio. E allora, per pietà, per carità cristiana, quando presentate queste mozioni riflettete non su quello che dovremmo fare, ma su quello che oggi dobbiamo fare, in forza e in luogo di provvedimenti e di leggi che abbiamo approvato ed emanato, perché la responsabilità non è di qualcun altro, la responsabilità è di ciascuno di noi, che deve guardarsi in faccia e dire: “Ma io, a partire da me stesso, che cosa ho fatto per far sì che l'infanzia e l'adolescenza potessero ricevere la piena tutela e protezione?”. Perché, sapete, io ci ho provato, non solo ho fatto quell'intervento, ho scritto anche una lettera formale al Presidente Fico e a tutti i capogruppo di quest'Aula della Camera, tutti, nessuno escluso. Ho richiamato l'attenzione su questa vicenda, se qualcuno magari si fosse distratto a causa della pandemia, che sì che è un grave problema, ma non si può pensare che sia il solo problema, ma che deve essere, unitamente trattato, insieme ad altre priorità. E, allora, io rimango basita, perché non si può pensare oggi di parlare di una mozione di protezione della tutela dell'infanzia, facendo finta di nulla. Che cosa vi potrei dire sulla tutela dell'infanzia e la situazione dell'infanzia oggi? Una moltitudine di cose, certamente legate alle scuole chiuse, perché poi nella mozione parlate del fatto che in Nuova Zelanda le scuole sono rimaste aperte e di quanto sia importante che le scuole siano aperte anche durante lockdown, l'avete scritto voi, uno rimane basito, perché siete voi che avete fatto sì che l'Italia fosse il primo Paese a chiudere le scuole e l'ultimo a riaprirle, cioè io mi chiedo: ma chi le scrive queste mozioni? Chi? Perché sembra che siano fatte da persone diverse. E gli interventi che si potevano fare per tenere le scuole aperte, non in maniera bislacca, ma come hanno fatto nella maggior parte delle nazioni in Europa e anche nel mondo, erano quelli di fare cose di senso, ma a voi vi prende l'ideologia, per cui magari immaginare di aprire degli accordi di collaborazione con le scuole pubbliche e con le scuole pubbliche e private, quindi tra le scuole statali pubbliche, scusatemi, e le scuole invece private ma riconosciute e quindi in questo pubbliche, beh, è una cosa che si poteva fare. Come aprire accordi di collaborazione con il settore del trasporto privato, gli NCC, gli autobus del settore turistico. No, non si poteva fare, perché per voi sembrano esistere le fazioni e le parti, quindi anche in quel caso sono state delle scelte che si sono compiute e che poi hanno portato i nostri ragazzi a non stare a scuola e oggi Save the children ci dice, come avete voi sottolineato bene, che 34 mila studenti sono a rischio di dispersione scolastica, non torneranno a scuola. Durante la pandemia è aumentato tutto in termini di disagio, perché in questo periodo sembra che ha dettato le regole la legge della giungla, quella del più forte; chi riesce, chi sopravvive, avanza, gli altri li lascio dietro di me, non li prendo per mano, non li prendo in braccio se camminano, per farli andare avanti, e io magari corro più piano, ma salvo tutti. E in quella legge del più forte, quindi, certo che i minori sono quelli che hanno pagato di più le conseguenze: sì, il 30 per cento in più di atti di autolesionismo e di tentati suicidi, sì, ma anche il 110 per cento in più di sfruttamento sessuale online, ovviamente a danno dei minori, perché stiamo parlando sempre dei minori, 110 per cento. Aumento dell'utilizzo delle droghe: l'Italia è al primo posto in Europa per l'utilizzo di cannabinoidi e al terzo posto per l'utilizzo di cocaina - utilizzo di cannabinoidi tra i giovani, 15-16 anni. Tutto questo viaggia nel web, nel dark web, nel deep web, nella rete, quella rete nera in cui i nostri ragazzi affogano. L'Italia è l'ultimo Paese in Europa che non ha un servizio di psicologia scolastica. L'Italia è uno di quei Paesi in cui manca nei curriculum, totalmente, delle scuole, l'educazione all'intelligenza emotiva, ma in realtà l'intelligenza emotiva spesso manca pure in questo Parlamento, perché se uno si presenta con una mozione sulla tutela dell'infanzia e dell'adolescenza e sa che è manchevole di non aver istituito l'indagine, la Commissione d'inchiesta sugli affidi illeciti e le case famiglia, beh, permettetemi che manca di intelligenza, perché è meglio non farlo, perché è scontato, doveroso e di buon senso che vi venga chiesto di conto. E non dite che c'è sempre la solita scusa e quindi che è per la pandemia, per il Coronavirus, che abbiamo altre priorità: sembra che questo serva a qualsiasi cosa, a non andare alle elezioni, a non far cadere un Governo inutile, inconcludente e conflittuale, a qualsiasi cosa serve come motivazione, e non regge più, non regge più. E, allora, abbiate un atto di dignità. Noi questa mozione ne presenteremo una, perché saremo anche in questo uniti a voi, ma abbiate un atto di dignità: fate sì - oggi, non domani - che la Commissione d'inchiesta sugli affidi illeciti e le case famiglia avvii i propri lavori. È questo uno dei modi in cui si tutelano i minori e lo potete fare. Sta nelle vostre mani.

Noi, ovviamente, ci saremo come sempre, come Fratelli d'Italia e come centrodestra (Applausi dei deputati del gruppo Fratelli d'Italia).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Paolo Siani. Ne ha facoltà.

PAOLO SIANI (PD). Presidente, sottosegretaria, colleghi, questa è una mozione che va letta attentamente, che contiene molti spunti e non può limitarsi a un fatto specifico e particolare. Questa è un po' più di una mozione; quello che abbiamo scritto è un progetto politico, è una visione di politica, è uno sguardo verso il futuro. Questo è un appello a una politica che vuole dare speranze. In questa mozione stiamo provando a chiedere di inserire dentro il programma, che qui vedete, di resilienza e di ripresa, una sezione che riguardi l'infanzia; non altre tabelle, non altre spese, ma un programma unico che tenga al centro l'infanzia, con un obiettivo specifico, quello di ridurre le disuguaglianze del nostro Paese che sono intollerabili se riguardano l'infanzia.

Noi vi proponiamo, in questa mozione, una cosa molto più alta, cioè un nuovo modello di sviluppo sociale, economico e culturale; questo sta scritto in questa mozione, fatta con intelligenza. Noi vi chiediamo di modificare un approccio al tema infanzia, passando da un atteggiamento che a volte sembra caritatevole - e, comunque, marginale - , a un'azione organica e di lungo periodo. Noi pensiamo che non servano soltanto progetti o bonus, ma politiche di sviluppo, che devono iniziare molto presto, cioè già durante la gravidanza di una mamma, per organizzare, attorno a quella mamma, a quel nucleo familiare, a quel bambino che nascerà, una rete di sostegno che serva a capire se c'è un bisogno; un sostegno e un intervento che siano fatti in modo proporzionale al bisogno, e dobbiamo farlo, allora, prima che nasca il bambino o appena vediamo che ce n'è bisogno.

Ci sono nel nostro Paese modelli di questo tipo che funzionano, ma bisogna renderli stabili, universali e diffusi. Perché bisogna intervenire presto? Di questo vogliamo parlare, perché adesso sappiamo che nei primi mille giorni di vita accadono nel cervello dei bambini delle cose straordinarie, che alcuni anni fa non pensavamo accadessero. I bambini hanno molti neuroni e devono sviluppare sinapsi; in quel periodo della vita, in quella finestra di vita si sviluppano molteplici sinapsi se il bambino viene stimolato. Se il bambino vive in un ambiente tossico, in un ambiente dove non c'è stimolazione, se il bambino vede maltrattamenti o vede violenza, quelle sinapsi non vengono attivate. Ma abbiamo scoperto di più, cioè che a tre anni il cervello fa una “potatura” e tutte le sinapsi che non sono state attivate le cancella, cioè taglia quei neuroni, perché ritiene che non siano utili; certo, potrà recuperarle in seguito, potrà farne altre, di sinapsi, ma quella è una fascia di età molto importante. Se noi interveniamo in quella fascia di età vedremo i risultati a distanza, ma non di una legislatura, non di un breve periodo, bensì di 10 o 15 anni. In questa mozione chiediamo esattamente questo, cioè di fare oggi un investimento, perché fra dieci anni avremo un mondo migliore. Molti economisti hanno già misurato gli interventi sull'infanzia e hanno dimostrato che se si investe un dollaro alla nascita di un bambino, quel dollaro ne rende circa 11 quando il bambino avrà 18 anni: sapete come? In termini di più scuola, più salute, più opportunità e, quindi, ciò vuol dire meno malattie, meno dispersione scolastica, meno disoccupazione, meno maltrattamenti, meno devianza, meno criminalità. Nel 2020, adesso, a Napoli, in Campania, sono stati quasi 5 mila i ragazzi fra i 12 e i 18 anni fermati e condotti in carcere.

Nessun ragazzo, se può scegliere, se lo Stato gli offre un'opportunità, sceglierà mai la strada della criminalità, perché lo sa bene lui e lo sa la sua mamma che è una strada senza uscita, che porta alla morte e sa che vivrà meno anni di un suo coetaneo. È stato misurato che i programmi di sostegno ai genitori e le visite domiciliari prevengono il maltrattamento - lo ripeto, prevengono il maltrattamento - ed è questo l'obiettivo di questa mozione. Questo genera significativi risparmi economici: 17 euro risparmiati per ciascun euro investito nell'educazione genitoriale e in quella prescolare. Un bambino maltrattato sarà un adulto maltrattante: di questo parliamo in questa mozione; abbiamo uno sguardo molto più lungo, molto più avanti, molto più verso il futuro.

A Napoli, alcuni anni fa, è stato realizzato un progetto che chiamammo “Adozione Sociale”. Volevamo far capire che lo Stato e la comunità, come ha detto l'onorevole Rizzo Nervo, si sarebbero presi cura di tutti i bambini, in particolare di quei bambini che erano in difficoltà. Tutto nacque con l'osservazione di un pediatra acuto e intelligente, Beppe Cirillo, il quale cominciò a studiare un fenomeno particolarmente strano che lo inquietava e cioè i bambini ripetenti in ospedale, così com'erano ripetenti a scuola; erano bambini che si ricoverano più volte in un anno in ospedale per patologie banali; erano poco ammalati di malattie a noi note, ma avevano una malattia molto grave, che era la povertà, una malattia che i pediatri non sapevano curare. Per questo, mettemmo su un progetto che coinvolgeva l'ospedale, il punto nascita e il territorio per segnalare la nascita di un bambino ed eventuali target di rischio per quel bambino e quella famiglia. Cominciammo a mandare a casa personale sanitario, sociale e sociosanitario per capire le esigenze di quella famiglia, per provare a indirizzare una traiettoria di vita verso il benessere e non verso il male. Cominciammo a scoprire una marea di interventi che potevano essere fatti, a costi molto bassi, e vedevamo che questi interventi avevano un'efficacia straordinaria su questi bambini. Bastava leggere storie ai bambini, già a sei mesi di vita, per creare uno sviluppo in quel cervello e lo stupore delle mamme, che vedevano i loro figli già così piccoli interagire con un libro, era il segnale chiaro ed evidente che stavamo andando sulla strada giusta.

Ecco, questa mozione parla di questo: parla di creare un sistema che serva a garantire ai nostri bambini, tra 10, 15 o 18 anni, una vita migliore. È evidente e chiaro a tutta la letteratura scientifica che esiste in questo momento che evitare che si instauri il disagio è molto più efficiente ed efficace che non inseguirlo. È molto più semplice individuare il bambino che andrà male a scuola e aiutarlo prima che questo accada ed è molto più semplice orientare la sua crescita e il suo sviluppo per evitare che scelga la strada della marginalità e dell'illegalità. Un bambino che nasce in un quartiere a rischio, a Napoli, come a Milano, come a Torino, come a Palermo, non avrà molte chance nella sua vita, se nessuno interviene e gli dà un'opportunità. Noi chiediamo oggi al Governo di dare delle opportunità a questi bambini, con interventi semplici, precoci, misurati e misurabili, che saranno un investimento economico straordinario per il Paese. In questo momento, avere a disposizione il fondo che ci dà l'Europa è la più grande opportunità che abbiamo per fare adesso questa scelta intelligente.

Chiudo, Presidente. Noi stiamo chiedendo, con questa mozione, molto di più di una Commissione d'inchiesta, molto di più di un bonus o di un progetto: vi stiamo chiedendo di finanziare un vero “piano infanzia”, che inizi già durante la gravidanza e continui nel corso della vita. Pensiamo che questo sia il migliore investimento sociale ed economico che il nostro Paese possa fare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

PRESIDENTE. Non essendovi altri iscritti a parlare, dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle mozioni.

Prendo atto che il Governo non intende intervenire e si riserva di farlo. Il seguito della discussione è rinviato ad altra seduta.

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