RIFORMULATA - Camera dei Deputati – 1-00382 – 1-00383 - Mozioni sulla decisione del gruppo Lse London Stock Exchange Group di mettere in vendita tutto il blocco delle infrastrutture finanziarie italiane posseduto (Borsa Italiana, Mts, Monte Titoli, CC&G). Discussione

Camera dei Deputati – 1-00382 – Mozione presentata il 22 settembre 2020.

La Camera,

premesso che:

Borsa Italiana, la società che gestisce il mercato azionario italiano, nata con la privatizzazione del 1998, ha acquistato nel 2002 le società Monte Titoli S.p.a. e Cassa di compensazione S.p.a. e, nel 2007, l'intera filiera delle infrastrutture del mercato finanziario italiano;

dal 2007, a seguito della fusione con la Borsa di Londra (London Stock Exchange Plc), è parte del London Stock Exchange Group, holding che controlla il 100 per cento di Borsa Italiana s.p.a. e il 100 per cento di London Stock Exchange;

Mts – società per il mercato dei titoli di Stato s.p.a. – detenuta a sua volta da Borsa Italiana, è una delle principali piattaforme elettroniche per la trattazione all'ingrosso di titoli obbligazionari europei, e in particolare di titoli di Stato nazionali e di emittenti sovranazionali e che, dal 1988 al 2007, aveva già esteso i propri servizi di gestione del debito pubblico a tutti i Paesi dell'area euro, estendendoli anche in Asia, Africa e negli Stati Uniti;

con la Brexit, il London Stock Exchange Group (Lse), che controlla il 100 per cento di Borsa Italiana, è divenuto realtà societaria extra-comunitaria;

dopo numerosi tentativi di acquisizione falliti (Toronto Stock Exchange nel 2015 e Deutsche Börse nel 2018), il gruppo London Stock Exchange ha chiuso un accordo per l'acquisizione del gruppo di diffusione di dati finanziari «Refinitiv», per una cifra intorno ai 27 miliardi di dollari nel 2019;

tale piano di acquisto del gruppo Refinitiv da parte di Lse è stato oggetto di rilievi da parte dell'autorità europea per la concorrenza, che ha, tra l'altro, espresso timori sulla quota di mercato in Europa, che risulterebbe dalla combinazione tra Mts e Tradeweb, analoga piattaforma posseduta da Refinitiv, e fissato la scadenza al 16 dicembre 2020 per la decisione sull'acquisizione;

sulla base di tale premessa il gruppo Lse ha deciso di mettere in vendita tutto il blocco delle infrastrutture finanziarie italiane posseduto (Borsa Italiana, Mts), Monte Titoli, CC&G), per il quale sono arrivate offerte da parte delle borse francese (Euronext), svizzera (SIX) e tedesca (Deutsche Börse);

dopo la fusione con Londra, si è progressivamente ridotta, per quello che apparirebbe il disimpegno degli azionisti, la rappresentanza italiana nel consiglio di amministrazione di Lse, e questo dovrebbe costituire un precedente per impedire che possa ripetersi analogamente, soprattutto a fronte dei diversi interessi nazionali con alcuni dei potenziali nuovi partner, preso atto di quanto importante sia Borsa Italiana sia per la gestione dei titoli pubblici, sia per la crescita delle piccole e medie imprese italiane;

il comportamento del Ministero dell'economia e delle finanze nell'applicare i poteri di indirizzo previsti dalla legge, in particolare è apparso fin ora ai firmatari del presente atto di indirizzo non del tutto in linea con i principi di trasparenza dell'analisi di integrità funzionale dei mercati, di economicità dei servizi per intermediari e risparmiatori e di reale possibilità di sviluppo e di attrazione di investimenti nelle strutture italiane, nell'ambito dei mercati finanziari europei, soprattutto per quella che risulta ai firmatari del presente atto come un'apparente propensione pregiudiziale in favore dell'offerta francese, maturata in assenza di qualsiasi approfondimento dei contenuti delle altre offerte in via di elaborazione;

a conferma di questa sensazione, rilevata anche in diversi articoli apparsi sulla stampa internazionale specializzata, i vertici di Cassa depositi e prestiti (Cdp) hanno partecipato il 26 agosto 2020 ad una conference call per presentare una manifestazione di interesse per l'acquisizione di MTS, insieme all'amministratore delegato di Euronext, Stéphane Boujina, e a London Stock Exchange;

nei giorni scorsi Cdp ha anche annunciato l'imminente presentazione di un'offerta non vincolante per l'acquisto di Borsa Italiana congiuntamente al gruppo Euronext;

indiscrezioni apparse sulla stampa nazionale, e non smentite da Cdp, parlano anche di un accordo tra Cdp ed Euronext relativo ai futuri equilibri di Euronext, dopo l'acquisizione di Borsa Italiana, con una partecipazione paritaria nel capitale Euronext delle Casse depositi e prestiti italiana e francese e con la presenza, nei ruoli apicali, di un manager indicato da Cdp;

tali indiscrezioni, che pure sembrano prospettare uno scenario favorevole per l'interesse nazionale italiano, rimangono prive di conferme, mentre mancano gli essenziali elementi di valutazione dei dettagli dell'offerta francese che avrebbero indotto Cdp, il cui azionista di riferimento è il Ministero dell'economia e delle finanze, ad uno schieramento che appare ai firmatari del presente atto, così precipitoso e tempestivo in favore della cordata francese;

le esternazioni del Ministro Gualtieri in favore di una soluzione che privilegi la collocazione strategica di Borsa italiana all'interno dell'Eurozona, sono parse inutilmente sbilanciate contro l'offerta svizzera, anche in considerazione della teorica possibilità di avvalersi del Golden power per esprimere un veto ad una cessione dell'azienda ritenuta contraria all'interesse nazionale, ben difficilmente concretizzabile qualora prevalesse l'offerta elvetica;

le perplessità rispetto alla temeraria sortita giornalistica del Ministro dell'economia e delle finanze sono rafforzate dalle anticipazioni diffuse dall'agenzia Reuters nella giornata del 14 settembre 2020, secondo la quale sarebbe stata proprio la cordata svizzera a presentare l'offerta economicamente più vantaggiosa per l'acquisto di Borsa italiana;

allo stato non risulta che le decisioni di Cdp – che, pur avendo una propria autonomia, si sta adoperando per l'acquisizione di una società ritenuta strategica per l'interesse nazionale, ed è, pertanto, inverosimile che lo stia facendo senza relazionarsi con l'azionista di riferimento – siano state oggetto di un'informativa al Consiglio dei ministri;

analogamente, nulla è stato fin qui riferito al Parlamento dal Governo su questa materia;

neppure la Consob ha ricevuto comunicazioni di alcun genere, né dalle società che stanno presentando le offerte di acquisto non vincolanti, né dal London stock Exchange, nonostante la lettera del comma 4 dell'articolo 75 del recentissimo decreto-legge n. 104 del 2020,

impegna il Governo

1) a fornire tempestivamente chiarimenti sulle circostanze richiamate in premessa, e in particolare in ordine a come si sia svolta l'interlocuzione tra il vertice di Cdp e l'azionista di riferimento che ha determinato l'alleanza con Euronext prima ancora di avere una seppur vaga nozione dei contenuti delle altre offerte in campo, e in ordine al modo con cui si stiano perseguendo, in questo passaggio di Borsa italiana verso un nuovo assetto proprietario, la ricerca di nuovi investimenti, la tutela dell'interesse nazionale, dell'autonomia della società e della capacità di monitoraggio e controllo dei nostri titoli di debito sui mercati secondari da parte di Mts.
(1-00382)

Sulla decisione del gruppo Lse London Stock Exchange Group di mettere in vendita tutto il blocco delle infrastrutture finanziarie italiane posseduto (Borsa Italiana, Mts, Monte Titoli, CC&G) - Mozione n. 1-00382 presentata il 22 settembre, riformulata il 16 ottobre 2020.

Pubblicazione di un testo riformulato.

 La Camera,

premesso che:

il 10 ottobre 2020 è divenuta ufficiale la notizia della conclusione dell'accordo tra il consorzio franco-olandese con sede a Parigi Euronext, il cui principale azionista è la Cassa depositi e prestiti francese e che già possiede la Borsa di Parigi, e il London Stock Exchange, per l'acquisto della Borsa italiana per circa 4,3 miliardi di euro;

come riportato da un quotidiano «se la cessione della Borsa italiana fosse avvenuta tramite un'asta competitiva, con la partecipazione della borsa svizzera e di quella tedesca. La valutazione sarebbe salita a 5 miliardi. Dovremmo quindi concludere, sempre ammesso che ci fossero dubbi, che la scelta di vendere a Euronext e non ad altri è tutta politica. D'altronde come potremmo anche solo immaginare che una decisione di questo tipo, per quanto subita dalle valutazioni di London Stock Exchange, possa avvenire senza un accordo del Governo italiano o in modo ostile»;

in merito vale la pena rilevare come il comportamento del Ministero dell'economia e delle finanze nell'applicare i poteri di indirizzo previsti dalla legge sia apparso non del tutto in linea con i principi di trasparenza dell'analisi di integrità funzionale dei mercati, economicità dei servizi per intermediari e risparmiatori e di reale possibilità di sviluppo e di attrazione di investimenti nelle strutture italiane nell'ambito dei mercati finanziari europei, soprattutto per un'apparente propensione pregiudiziale in favore dell'offerta francese, emersa sin dalle prime fasi della trattativa, e maturata in assenza di qualsiasi approfondimento dei contenuti delle altre offerte in via di elaborazione;

 inoltre, occorre rilevare come rispetto alla vendita di una società ritenuta strategica per l'interesse nazionale quale, appunto, Borsa italiana, il Governo non abbia ritenuto in alcun modo di informare il Parlamento;

entrambe queste notizie, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, destano sospetti in merito a quali siano i veri interessi in campo rispetto agli asset finanziari e creditizi nazionali;

la vendita di Borsa italiana a Euronext, nonostante la presenza di altre offerte e in gran silenzio, infatti, non solo conferma l'interesse della Francia verso tali asset finanziari, ma, anzi, suscita preoccupazione in merito alla loro permanenza in mano italiana;

a questo proposito uno dei temi da attenzionare è certamente la futura vendita di Monte dei Paschi di Siena da parte del Ministero dell'economia e delle finanze, rispetto alla quale «Il Sole 24 Ore» ha ipotizzato un'opera di moral suasion dello Stato per indirizzare Monte dei Paschi di Siena, che rimane la quinta banca italiana per dimensioni, nonostante le problematiche degli ultimi anni, verso Unicredit, ma ora sembra emergere anche un crescente interesse della finanza francese per l'acquisto di Monte dei Paschi di Siena;

in particolare, secondo un autorevole quotidiano, già nel mese di giugno 2020 il Sottosegretario per l'economia e le finanze, Pier Paolo Baretta, avrebbe avuto contatti con rappresentanti dei gruppi di Bnp Paribas e Credit Agricole per discutere della questione Monte dei Paschi;

quello dei servizi bancari e assicurativi è il settore in cui gli investitori francesi sono maggiormente presenti in Italia e la presenza delle due big è notevole: Bnp Paribas controlla Banca Nazionale del Lavoro, che risulta essere il settimo istituto per dimensione, mentre all'ottavo posto c'è proprio Credit Agricole Italia, che ha operato una strategia d'inserimento prendendo il controllo di Cariparma, Friuladria e Carispezia;

Bnp-Paribas e CreditAgricole sono anche tra i principali attori italiani del credito al consumo, rispettivamente con Findomestic e Agos Ducato, e hanno una pervasiva presenza nel nostro debito pubblico del quale detengono Bnp Paribas 143,2 miliardi di euro, e Credit Agricole 97,2 miliardi di euro;

in questo quadro, acquisire il controllo di Monte dei Paschi di Siena consentirebbe grande spazio alla finanza francese, ad esempio anche attraverso un rafforzamento della partnership con Mediobanca, che è anche advisor finanziario di Mps, all'interno del quale l'asse con gli istituti già in mano ai francesi sarebbe il viatico principale per la creazione di un terzo polo bancario;

di nazionalità francese è anche l'amministratore delegato di Unicredit, istituto per il quale è appena stato cooptato nel consiglio di amministrazione e designato come futuro presidente l'ex Ministro dell'economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, decisione avvenuta mentre all'interno dell'azienda è in corso il dibattito sull'ipotesi della separazione dei rami italiano ed europeo di Unicredit, prevedendo per il secondo la quotazione alla borsa di Francoforte;

il fatto che Padoan sia stato eletto a Siena e abbia seguito da Ministro la «ricapitalizzazione precauzionale» di Monte dei Paschi, ad avviso dei firmatari del presente atto, sembra preannunciare un futuro avvicinamento di Unicredit verso Mps, una notizia che se unita a quella della creazione della subholding non quotata, dove far confluire gli asset italiani che sono soggetti alla volatilità dello spread, tornata a circolare proprio recentemente, desta non poca preoccupazione;

dopo la nomina di Padoan il segretario generale della Federazione autonoma bancari italiani FABI) ha affermato che «Quello che sembra stia accadendo in Unicredit, con l'ipotesi Padoan presidente, lascia immaginare che si stiano muovendo forze e capitali internazionali. Basti pensare che la stragrande maggioranza dell'azionariato Unicredit è già in mano a fondi internazionali. Quindi è verosimile ritenere che tutto il processo di riassetto del settore bancario italiano, a partire dall'integrazione Intesa/UBI, abbia innescato reazioni, strategie ed interessi anche in ambito europeo. Infatti un'eventuale operazione tra Unicredit e Mps, così complessa e impraticabile anche sul versante occupazionale, non potrà decollare se non con il consenso della BCE, ma anche del Governo, del MEF e della stessa Banca d'Italia»;

anche Mediobanca s.p.a., terzo gruppo bancario italiano per capitalizzazione, già oggi controllata per il 14 per cento del capitale da investitori istituzionali di origine francese;

rappresenta oggi una «preda» ambita, perché dà accesso al controllo di Generali, e perché, rispetto alla quotazione massima del 10 novembre 2019, anche a causa dell'emergenza Covid-19, vale oggi poco più della metà;

per l'intero sistema assicurativo e finanziario italiano l'indipendenza e la presenza in Italia di un soggetto di primo piano a livello internazionale come Generali, prima compagnia assicurativa italiana e terza in Europa, con 500 miliardi di euro di attività investite di cui circa 60 in titoli del tesoro italiani, appare fondamentale;

la grande finanza francese ha già detto di essere interessata al patrimonio economico italiano e l'Italia, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, non ha risposto adeguatamente in difesa degli interessi nazionali, nonostante il decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, cosiddetto decreto liquidità, abbia fornito al Governo tutti gli strumenti necessari per un concreto intervento a difesa della sicurezza dei nostri asset strategici;

è notizia di oggi l'ipotesi della fusione tra Credit Agricole e Banca popolare di Milano, nella quale la prima di fatto appare maggioritaria, e che, per l'ennesima volta, conferma un movimento di interessi in ambito bancario e assicurativo che sembra avere come partner privilegiato sempre la finanza francese, che appare così raggiungere i suoi obiettivi storici nel nostro Paese;

 il decreto-legge ha, infatti, modificato la disciplina dei poteri speciali del Governo, la cosiddetta golden power, estendendola all'acquisto a qualsiasi titolo di partecipazioni in società che detengono beni e rapporti relativi ai fattori critici di cui al regolamento (UE) 2019/452, inclusi gli acquisti di partecipazioni nel settore finanziario, quello creditizio e assicurativo, e a prescindere dal fatto che ciò avvenga a favore di un soggetto esterno all'Unione europea;

l'articolo 8 della bozza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri attuativo delle nuove disposizioni disciplina l'esercizio dei poteri speciali per i «beni e rapporti nel settore finanziario», quali, appunto, credito, finanza, assicurazioni, piattaforme e infrastrutture operative come Borsa spa, ma anche i software, i servizi di pagamento, e la gestione di investimenti;

il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica ha definito apprezzabili ma «insufficienti» le nuove norme previste dal «decreto liquidità» sul golden power, proprio per il timore di un ingresso scorretto da parte di un istituto bancario francese o anche tedesco nel nostro sistema finanziario, attraverso l'acquisto di quote azionarie decisive nell'ambito delle operazioni in corso;

alla fine di dicembre 2019 circa il 33 per cento del debito italiano era in mano a soggetti stranieri e, come riportato nel report Foreign investors in italian government debt di Unicredit, il «primo paese investitore è la Francia al 21 per cento», i cui istituti di credito detengono una quota di 285,5 miliardi di euro di debito pubblico italiano;

sul sistema bancario italiano grava ulteriormente il rischio segnalato da Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca, nel corso della sua recente audizione innanzi alla Commissione parlamentare sul sistema bancario;

sui temi della liquidità e della copertura dei crediti delle banche, che già rischiano di aggravarsi alla luce della crisi economica scaturita dal coronavirus, Nagel ha evidenziato la pericolosità della norma della Bce che disciplina il trattamento di sofferenze e crediti unlikely to pay (UTP), vale a dire quelli a rischio rimborso ma non ancora degradati a sofferenza, il cosiddetto calendar provisioning, che «applicata nel post Covid è come una bomba atomica» e determinerebbe «un disastro nel bilancio delle banche, non solo nostre»;

la Banca centrale ha negato un ulteriore rinvio della norma, con ciò mettendo a rischio la stabilità del sistema bancario non italiano ma anche europeo, che potrebbe essere travolta da una nuova ondata da 380 miliardi di crediti deteriorati,

impegna il Governo:

1) alla luce della vicenda della vendita di Borsa Italiana e delle criticità rappresentate in premessa, ad assumere tutte le iniziative di competenza necessarie a garantire la stabilità finanziaria dell'Italia e dei nostri titoli pubblici, evitando attacchi speculativi, e la sicurezza degli asset strategici, anche attraverso il corretto e tempestivo utilizzo delle norme sulla golden power;

2) considerato che il quadro sopra descritto, a parere dei firmatari del presente atto di indirizzo, fa emergere un approccio assai discutibile dal punto di vista della trasparenza e della tutela degli asset finanziari e creditizi nazionali, che non sembra favorire gli interessi di risparmiatori ed imprese, ad adottare con urgenza iniziative, per quanto di competenza, nelle opportune sedi europee, al fine di dare al più presto soluzione alla questione delle sofferenze bancarie e dei crediti deteriorati, che rappresenta un dramma sociale e produttivo, consentendo a cittadini e imprese il riscatto del proprio debito, anche al fine di scongiurare che finiscano preda degli usurai, sostenendo altresì, per quanto di competenza, il flusso creditizio dalle banche alle imprese, particolarmente importante in un periodo di crisi economica come quello attuale scaturito dalla pandemia da SARS-Cov-2.
(1-00382) (Nuova formulazione)

Camera dei Deputati

Lunedì 19 ottobre 2020

Discussione delle mozioni Meloni ed altri n. 1-00382 e Centemero ed altri n. 1-00383 concernenti il ruolo del Ministero dell'economia e delle finanze nell'ambito del processo di vendita della società Borsa Italiana.

(Discussione sulle linee generali e rinvio)

Nella seduta di lunedì 19 ottobre 2020, l’Aula ha iniziato la discussione sulle mozioni in oggetto.

L’On. Mollicone (FDI), ha sottolineato che la mozione presentata 1-00382, impegna il Governo, alla luce della vicenda della vendita di Borsa italiana, ad assumere tutte le iniziative di competenza necessarie a garantire la stabilità finanziaria dell'Italia e dei nostri titoli pubblici - evitando attacchi speculativi - e la sicurezza degli asset strategici, anche attraverso il corretto e tempestivo utilizzo delle norme sulla golden power.

Inoltre ha fatto presente che il quadro del sistema finanziario nazionale e internazionale fa emergere un approccio assai discutibile dal punto di vista della trasparenza e della tutela degli asset finanziari e creditizi nazionali, che non sembra favorire di certo gli interessi di risparmiatori e di imprese.

Si chiede, quindi, al Governo di adottare, con urgenza, iniziative, per quanto di competenza, nelle opportune sedi europee, al fine di dare al più presto soluzione alla questione delle sofferenze bancarie e dei crediti deteriorati consentendo a cittadini e imprese il riscatto del proprio debito, sostenendo altresì, per quanto di competenza, il flusso creditizio delle banche alle imprese, particolarmente importante nel difficile periodo per l'economia.

Occorre rilevare come, rispetto alla vendita di una società ritenuta strategica per l'interesse nazionale come Borsa Italiana, il Governo non abbia ritenuto in alcun modo di informare il Parlamento.

Inoltre si è soffermato a ricostruire la futura vendita di Monte dei Paschi di Siena da parte del MEF: una tematica, questa, di vera e propria sicurezza nazionale, dato che rappresenta la quinta banca italiana per dimensioni. In particolare ha affermato:” L'eventuale acquisizione di MPS porterebbe a un eventuale rafforzamento della partnership con Mediobanca, che è anche advisor finanziario di MPS. Mediobanca, è il terzo gruppo bancario italiano per la capitalizzazione, già oggi controllata per il 14 per cento dal capitale degli investitori istituzionali di origine francese; rappresenta oggi una preda ambita perché dà accesso al controllo di Generali, prima compagnia assicurativa italiana e terza in Europa, con ben 500 miliardi di euro di attività investite, di cui circa 60 miliardi in titoli del Tesoro italiani. Tutto questo, colleghi, dovrà essere soggetto all'autorizzazione della Banca centrale europea, ovvero della francese Lagarde.”

Ha ricordato che il “decreto Liquidità” ha esteso il perimetro della golden power, inclusi acquisti di partecipazione del settore finanziario, quello creditizio e assicurativo, e a prescindere dal fatto che ciò avvenga a favore di un soggetto esterno all'Unione europea. Ha evidenziato che il Copasir, ha definito apprezzabili ma insufficienti le nuove norme, proprio per il timore di un ingresso scorretto da parte di un istituto bancario francese, o anche tedesco, attraverso l'acquisto di quote azionarie decisive nell'ambito delle operazioni in corso.

L’On. Cavandoli (LEGA), nell’illustrare la mozione n. 1-00383, ha voluto in premessa sottolineare che il MES è un debito, il cui rimborso implica nuove tasse, perché non può essere rinnovato a scadenza come accade per i BTP; non è conveniente, in termini finanziari, dato il livello dei tassi d'interesse e comporta un effetto stigma, insomma, fa percepire ai mercati che un Paese, il Paese che prende il MES, non ha prospettive di ripresa economica; infine, in ogni caso, serve per finanziare interventi già a bilancio.

In merito alla mozione sul futuro di Borsa Italiana, ha fatto notare che, forse nella prospettiva della Brexit, il London Stock Exchange Group, dopo avere più volte tentato la fusione con la Borsa tedesca, sempre bloccata per la normativa europea della concorrenza, ha mutato il suo ambito di riferimento e sta da tempo lavorando per un diverso core business, non più rivolto alla gestione proprio dei mercati borsistici, ma a quello della gestione dei dati di mercato, quelli del gruppo Refinitiv, l'ex divisione della Thomson Reuters da cui è nata come spin-off. Già durante i primi sei mesi del 2020 le trattative evidenziavano l'interessamento di LSE verso Refinitiv, che portava a pensare che sarebbe stata probabile e pressoché imminente la cessione del mercato dei titoli di Stato, quindi del mercato telematico dei titoli di Stato, MTS, e dell'intera Borsa Italiana.

A fronte anche delle sollecitazioni nel “decreto Liquidità”, agli articoli 15 e seguenti, si è proceduto a modificare temporaneamente, cioè fino al 31 dicembre 2020, la normativa del golden power statale, estendendone gli ambiti di applicazione a settori finora esclusi ed estendendo l'obbligo di notifica preventiva per operazioni realizzate da soggetti esteri UE ed extra UE.

Borsa Italiana è risultata molto attrattiva e contesa sul mercato, non solo per il valore proprio dell'infrastruttura telematica, ma anche perché è depositaria di informazioni sulle imprese negoziali, di dati sensibili relativi ai titoli di Stato, non solo quelli italiani, ma anche di altri Paesi, nonché delle imprese quotate, delle migliaia di piccole e medie imprese che hanno seguito i programmi Elite di Borsa Italiana per un valore complessivo pari a oltre 3 miliardi di euro.

Ha affermato che è imprescindibile che il riassetto di Borsa Italiana si traduca in una realtà in grado di perseguire gli obiettivi di ripartenza del nostro Paese e di attuare un piano di investimenti che garantisca crescita e sviluppo, nonché evitare il rischio di perdita di governance e di autonomia in un settore così strategico e funzionale proprio come quello del mercato dei capitali. Tale rischio determinerebbe un allontanamento degli emittenti, degli investitori e degli intermediari finanziari attivi nella Borsa italiana verso mercati alternativi, anche non soggetti a regolamentazione, e i medesimi intermediari finanziari si troverebbero nella necessità, a causa dell'aumento dei costi e la diminuzione dei ricavi dovuti alla minore liquidità del mercato regolamentato, di dedicare risorse inferiori alla ricerca azionaria sulle piccole e medie imprese, che, essendo attualmente garantita quasi in maniera esclusiva da intermediari finanziari italiani, rappresenta un elemento fondamentale per il successo di importanti innovazioni a favore degli investitori come i PIR alternativi e gli Eltif. Obiettivi primari dovranno essere la previsione di un'adeguata strategia di lungo termine nel settore dell'innovazione tecnologica, la garanzia della valorizzazione e della trasparenza presso gli investitori delle piccole e medie imprese nella ricerca azionaria. Inoltre, fra gli obiettivi primari deve esserci l'attuazione di un procedimento di semplificazione del processo di quotazione e lo sviluppo della piattaforma Elite. Occorre, inoltre, garantire, alla luce della situazione di grave indebitamento che caratterizza l'Italia, il rafforzamento del mercato telematico dei titoli di Stato, l'MTS, affinché continui a rappresentare un centro di eccellenza in grado di garantire e migliorare i servizi di monitoraggio e di cosiddetto price equity, fondamentale per un'efficiente gestione del debito pubblico, con l'obiettivo di aumentare la liquidità degli scambi e limitare la volatilità nei prezzi.

L’on. Zanichelli (M5S) ha ricordato che il Movimento ha sempre avuto ben chiaro che Borsa Italiana rapresentasse un asset strategico per il Paese. Quindi ha affermato:” … perché, se da un certo punto di vista, le grosse aziende è normale o, comunque, è ordinario che siano quotate, ora si apre, con l'innovazione tecnologica, un enorme potenziale per un elenco di piccole e medie imprese che si stanno affacciando sul mercato dei capitali, i mercati finanziari, e noi, in Italia, abbiamo tantissime, migliaia di medie imprese che si stanno per affacciare su questo tipo di mercato. Quindi, la prospettiva, da questo punto di vista, è enorme, specialmente per il nostro Paese, per due motivi: uno, il risparmio privato, che è notevole in Italia e, l'altro, l'enorme quantità di medie imprese italiane che si stanno per affacciare sul mercato finanziario. Ed è qui che con i segmenti principali che Borsa Italiana ha sviluppato negli ultimi anni - il segmento STAR, il mercato AIM e il programma ELITE -, con Confindustria, si sta cercando di far sì che sempre più medie imprese italiane arrivino a quotarsi, ad affacciarsi sul mercato dei capitali e, soprattutto, affacciarsi anche a un mercato internazionale di capitali. La seconda motivazione è la gestione del debito pubblico. Il nostro Paese ha un debito pubblico, in percentuale, che ha superato, a questo punto, soprattutto con il Coronavirus e con gli spostamenti di bilancio, il 120-130 per cento e anche oltre, e questo è dovuto alla gestione della pandemia Coronavirus: si parla di 2.500 miliardi di euro. Ecco perché, per il nostro Paese, la gestione del debito pubblico è strategica e Borsa Italiana fa anche questo: lo fa, ovviamente, con il contributo del partner tecnologico, SIA, un gigante tecnologico italiano, anche in questo caso recentemente oggetto di fusione con l'operatore Nexi; e SIA è il partner tecnologico di MTS e di Monte Titoli. Quindi, questi sono i due aspetti che, per quanto ci riguarda, rendono strategica Borsa Italiana per il nostro Paese … per questo, anche come MoVimento 5 Stelle, abbiamo fortemente voluto che, all'interno di diversi decreti, fossero inseriti degli strumenti a disposizione del Governo, come il golden power, che era presente, prima, nel decreto sulla cybersecurity, poi, successivamente, aggiornato nel “decreto Liquidità” e, successivamente, nel “decreto Agosto”. Tra l'altro, anche in questo caso, grazie al MoVimento 5 Stelle, abbiamo fortemente voluto che la norma sul golden power per Borsa Italiana del “decreto Agosto” rimanesse presente e l'avremmo anche presentata come emendamento in discussione, qualora non ci fosse stato, e ne avremmo anche discusso in Parlamento.”

L’on. Topo (PD) ha ricordato come Borsa Italiana si sia occupata egregiamente in questi anni dell'attività di regolamentazione e gestione dei mercati, ha vigilato sul corretto svolgimento delle negoziazioni, si è occupata di diffondere l'educazione finanziaria e si è occupata in particolare, a partire dal 1994, delle attività di gestione dei mercati obbligazionari (il MOT, il Mercato telematico delle obbligazioni e titoli di Stato).

Dopo aver ripercorso velocemente la storia di questa società, ha fatto presente che in questo frangente il Parlamento, con il decreto n. 104, ha ulteriormente rafforzato i poteri speciali e la cosiddetta golden power per permettere al Governo di svolgere un ruolo di controllo effettivo su tutte le attività che si stanno svolgendo, non solo quelle che riguardano Borsa italiana. Quindi ha affermato:” … e questo è un elemento che assegna al Parlamento e al Governo uno strumento decisivo, che io penso si debba prorogare perché il 31/12 è un termine entro il quale non finirà questa emergenza, dunque i rischi collegati a questa pandemia. Non solo, ma c'è l'ingresso di un soggetto pubblico, che è la vera novità, che è un soggetto di alta qualificazione, che sta svolgendo un ruolo importante nel Paese ed in Europa. Mi pare un elemento importante da valutare per chi come noi difende l'interesse nazionale, ma difende, nell'interesse nazionale, anche aziende italiane pubbliche che stanno dando buona prova in questo momento. Quindi, io rinnovo il ringraziamento ai colleghi proponenti perché abbiamo avuto una possibilità, quella di riflettere su cosa è accaduto a Borsa italiana in questo ventennio, cosa è diventata questa società, come è finita questa operazione, con l'ingresso di un socio pubblico importante, al quale affidiamo tutte le attività di controllo, di crescita e di sviluppo di questo settore e naturalmente confidiamo nell'esercizio corretto dei poteri speciali, che rappresentano uno strumento necessario in questa fase complicata, nella parte originale, cioè per quelle altre previsioni, e anche dopo, per garantire che non ci siano azioni predatorie nei confronti delle aziende italiane, ma ci sia invece l'intervento del Governo per rafforzarle e per lavorare affinché il Paese riprenda il cammino, dopo questo brutto momento che stiamo vivendo.”

Infine, conclusa la discussione sulle linee generali, il seguito del dibattito è stato rinviato ad altra seduta.

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