Sintesi del parere del GEPD su manipolazione online e dati personali

Tale Sintesi è stata pubblicata sulla GU C 233 del 4.7.2018. CONCLUSIONE

La manipolazione online presenta una minaccia per la società, in quanto le bolle di filtri e le comunità chiuse rendono più difficile la comprensione tra le persone e la condivisione di esperienze. L’indebolirsi di tale «collante sociale» può minare la democrazia nonché alcuni altri diritti e libertà fondamentali. La manipolazione online è altresì un sintomo dell’opacità e della mancanza di responsabilità dell’ecosistema digitale. Il problema è reale e urgente e peggiorerà verosimilmente con l’aumento del numero di persone e cose connesse a Internet e il rafforzamento del ruolo dei sistemi di intelligenza artificiale. Alla radice del problema si colloca in parte l’uso irresponsabile, illegale o non etico delle informazioni personali. La trasparenza è necessaria ma non sufficiente. La gestione dei contenuti può essere necessaria, ma non può essere consentita a pregiudizio dei diritti fondamentali. Ne consegue che la soluzione va cercata, in parte, nell’applicare le norme esistenti, in particolare il RGPD, con rigore e in parallelo con altre norme per le elezioni e il pluralismo dei media.

Come contributo al progresso del dibattito, nella primavera 2019 il GEPD terrà un seminario in cui gli organismi di regolamentazione nazionali del settore della protezione dei dati, della legislazione elettorale e del settore dell’audiovisivo potranno approfondire ulteriormente tali sinergie, esaminare le sfide che stanno affrontando e valutare le opportunità di azioni comuni, anche in considerazione delle prossime elezioni del Parlamento europeo.

Nel presente parere si è affermato che la tecnologia e la condotta nel mercato stanno provocando danni per effetto degli squilibri e delle distorsioni strutturali. Chiediamo un adeguamento degli incentivi per l’innovazione. I giganti e i pionieri del settore della tecnologia hanno finora tratto vantaggi dall’operare in un ambiente relativamente privo di regolamentazione. Le industrie tradizionali e i concetti di base di giurisdizione territoriale, sovranità e anche norme sociali riguardanti la democrazia ne risentono. Tali valori dipendono da una pluralità di voci e dall’equilibrio tra le parti. Nessun attore o settore singolo può superare questo ostacolo da solo. La protezione dei dati fa parte della soluzione, anzi, forse ne è una parte maggiore del previsto. Non è sufficiente fare affidamento sulla buona fede degli operatori commerciali che in ultima analisi non rispondono del proprio operato. Dobbiamo ora agire a favore di una più equa distribuzione dei vantaggi della digitalizzazione.