Camera dei Deputati- 4-04120 – Interrogazione sul progetto per la banda ultralarga (Bul) nelle aree bianche, chiusura irrealistica per il 2020. RISPOSTA

Camera dei Deputati- 4-04120 – Interrogazione a risposta scritta presentata il 19 novembre 2019.

 Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

il progetto della rete ultraveloce per le «aree bianche» del territorio, voluto nel 2015 dal Governo Renzi e che doveva concludersi nel 2020, sembra essere destinato a fallire;

il 3 marzo 2015 l'allora Governo approvava la «Strategia italiana per la banda ultralarga», sostenendola tramite fondi nazionali (Fsc) e fondi comunitari (Fesr e Feasr, assegnati dalle regioni al Ministero dello sviluppo economico in base ad un accordo quadro Stato-regioni), con la promessa di portare «la banda ultralarga nelle case degli italiani, nelle fabbriche, nelle aziende»;

nel 2017 veniva presentato un bando per la realizzazione della rete che sarebbe stata data in concessione ventennale salvo rimanere proprietà pubblica, quindi «messa a disposizione di tutti gli operatori che vorranno attivare servizi verso cittadini ed imprese», come si legge sempre nella «Strategia» e aggiudicataria era stata Open Fiber, società controllata alla pari da Enel e Cassa depositi e prestiti;

l'obiettivo era quello di «ridurre il gap infrastrutturale» tra le aree del nostro territorio rispetto a quelle del resto d'Europa e la strategia prevedeva una prima fase attuativa «riguardante le aree a fallimento di mercato (aree bianche) presenti sull'intero territorio»;

mancano pochi mesi al 2020, ma la situazione appare, ad oggi, drammatica e le regioni potrebbero incorrere nel «disimpegno automatico», come confermano i dati pubblicati da Infratel (la società per azioni a cui il Ministero dello sviluppo economico, che la controlla attraverso Invitalia, ha affidato la missione di realizzare il progetto) dove si evidenzia che, al 4 novembre 2019, «solo in cinque comuni i lavori sono terminati, cioè la rete è collaudata e operativa»: di questi, 3 sono in Umbria, uno in Lombardia e uno in Friuli;

sono solo cinque, a fronte dei 7.450 compresi in due dei tre progetti «Bul». Il terzo di questi progetti è invece quello che riguarda Calabria, Puglia e Sardegna, le così dette «aree bianche», ovvero le aree a fallimento di mercato che includono circa il 24,6 per cento della popolazione italiana e il 26 per cento delle unità immobiliari, assegnato nel 2018 e ancora nemmeno attivato;

in particolare, nella regione Calabria, il progetto, che interessa 223 comuni, prevede un finanziamento pubblico di circa 63,5 milioni di euro grazie all'utilizzo dei fondi europei Fesr, a cui si aggiungono 36,6 milioni di euro di investimento da parte della stessa Telecom Italia, per raggiungere circa 800 mila unità immobiliari e più di 980 edifici, tra sedi della pubblica amministrazione centrale e locale e delle Forze armate, istituti scolastici, uffici della pubblica istruzione, ospedali e strutture sanitarie;

questa moderna infrastruttura avrebbe dovuto consentire ai privati e alla pubblica amministrazione di usufruire e sviluppare nuovi servizi, in grado di migliorare la qualità della vita dei cittadini e di aumentare la produttività delle imprese;

ad oggi, però, lo scenario è negativo e il rischio per le regioni è quello di incorrere nel disimpegno automatico, cioè la perdita dei fondi comunitario, o potrebbe accadere che l'area designata non venga più riconosciuta come «area bianca» venendo così esclusa dal piano –:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa e, considerata la gravità degli stessi, quale sia ad oggi l'effettivo stato di attuazione del progetto per la banda ultralarga (Bul) nelle aree bianche e quali siano le previsioni realistiche in merito alla realizzazione dello stesso, visto che la chiusura per il 2020 sembra irrealistica;

se e quali iniziative stia attuando il Governo nei confronti del concessionario per recuperare i ritardi, anche in termini di penali, evitando che ancora una volta siano le regioni svantaggiate a pagare con la perdita dei finanziamenti o, addirittura, con l'esclusione dal piano.
(4-04120)

 

Camera dei Deputati

Giovedì 28 maggio 2020

Risposta. — Con riferimento all'atto di sindacato ispettivo esame, sentita la direzione generale competente del Ministero dello sviluppo economico, si rappresenta quanto segue.
Gli interroganti fanno riferimento al Piano banda ultra larga (BUL), specificamente all'intervento nelle cosiddette «aree bianche», lamentando un ritardo nella realizzazione degli interventi e denunciando il rischio di incorrere nella perdita dei fondi comunitari.
A riguardo, occorre preliminarmente ricordare che, con decisione C (2016) 3931 finale del 30 giugno 2016, la Commissione europea ha approvato il regime di aiuti di Stato relativo alla «Strategia banda Ultralarga» italiana.
In data 11 febbraio 2016, la Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dello sviluppo economico, le regioni e le province autonome italiane, ai sensi della delibera Cipe 6 agosto 2015, n. 65, hanno stipulato un «accordo quadro per lo sviluppo della banda ultralarga sul territorio nazionale verso gli obiettivi EU2020», con il quale hanno convenuto di destinare ai suddetti interventi risorse nazionali e risorse comunitarie, previste nell'ambito della programmazione dei fondi strutturali, indicate nei programmi operativi regionali.
In data 3 aprile 2019 la Commissione europea ha approvato definitivamente il «Grande Progetto Nazionale Banda Ultra Larga — Aree bianche» per un costo ammissibile pari a 941 milioni di euro.
Nel dettaglio, si osserva che la prima fase di attuazione del Piano nazionale riguarda, in particolare, l'infrastrutturazione delle cosiddette «aree bianche» del Paese, ossia aree a fallimento di mercato, prive di investimenti da parte di operatori privati; la seconda fase riguarda, invece, lo sviluppo di reti ultraveloci nelle aree cosiddette «nere» e «grigie», aree dove già esistono una o più reti in banda ultra larga.
Il soggetto attuatore dell'intervento è Infratel Italia s.p.a. società controllata da Invitalia s.p.a. e vigilata dal Ministero dello sviluppo economico. La società aggiudicataria dei bandi di gara pubblicati da Infratel nelle aree bianche è Open Fiber ed è l'attuale concessionaria per la costruzione, manutenzione e gestione della rete BUL nelle regioni Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Veneto.
È opportuno, a tal punto, chiarire che i rallentamenti nell'apertura di nuovi cantieri e nel completamento dei lavori di posa in opera della fibra sono stati determinati, dalla complessità nell'acquisire i permessi dagli enti nazionali e locali interessati nonché dalle difficoltà operative del concessionario, che si è trovato in fase di
start-up a gestire un progetto estremamente complesso e sfidante per il sistema Paese.
In particolare, il Ministero per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, che presiede il Comitato per l'attuazione della banda ultra larga (COBUL) è stato audito in merito riferendo alcune precisazioni, di seguito riportate.
Per dare impulso alle attività sopra descritte, è stato convocato il COBUL con frequenza e cadenza ravvicinata, al fine di individuare le iniziative più urgenti da adottare. In particolare, il Comitato ha svolto un'analisi approfondita sullo stato di attuazione del grande progetto banda ultra larga, rilevando le cause del ritardo nella realizzazione dello stesso e cercando di individuare le possibili soluzioni atte a superare le criticità rilevate e ad accelerarne l'attuazione.
Per analizzare le cause del rallentamento, è stato valutato lo stato di rilascio dei permessi per ogni singolo cantiere e sono stati verificati i soggetti deputati al rilascio. Si è proceduto a definire un cronoprogramma delle attività con le regioni ed è stato realizzato un
dashboard in grado di evidenziare lo stato di avanzamento delle attività e le relative criticità, reso poi disponibile sul sito della società Infratel.
Il Ministero dello sviluppo economico ha proposto incontri mensili con le amministrazioni locali, per accelerare l'attuazione del progetto, ed è intervenuto — a tal fine — per favorire il superamento delle criticità burocratiche emerse.
In primo luogo, sono state contattate le regioni e le amministrazioni locali coinvolte nei processi di autorizzazione, favorendo il dialogo tra i diversi livelli istituzionali e il concessionario, nonché suggerendo la pianificazione delle conferenze di servizi in modalità tale da snellire i processi autorizzativi. Alla luce dell'intervento del Ministero dello sviluppo economico è dunque emerso un miglioramento della situazione in quelle regioni che hanno favorito la costituzione di apposite conferenze di servizi.
In secondo luogo, sono state promosse «misure di semplificazione per l'innovazione» per accelerare il rilascio delle autorizzazioni, in particolare per le attività di scavo a basso impatto ambientale. Si veda in tal senso l'articolo 8-
bis del decreto-legge 14 dicembre 2018, n. 135, convertito con modificazioni dalla legge 11 febbraio 2019, n. 12 e recante «Disposizioni urgenti in materia di sostegno e semplificazione per le imprese e per la pubblica amministrazione».
Sempre al fine di accelerare il rilascio delle autorizzazioni, il COBUL ha effettuato audizioni con i soggetti coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento dei lavori e proposto la costituzione di tavoli congiunti tra i soggetti interessati.
Il Ministero per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione precisa, inoltre, di aver convocato d'urgenza un'ulteriore riunione del COBUL al fine di esaminare le soluzioni immediatamente applicabili per far fronte all'emergenza sanitaria in corso.
A fine 2019, lo stato di avanzamento degli interventi posti in essere dal concessionario Open Fiber nelle aree bianche, così come riportato dalla società Infratel, è risultato il seguente:

circa 2,2 milioni di unità immobiliari, sulle 9 previste a fine piano, sono state connesse in fibra ottica e wireless alla nuova rete a banda ultra larga;

sui 6237 comuni previsti a fine piano, sono stati completati lavori in 424 comuni, di cui 103 collaudabili e 80 già collaudati;

attualmente sono in esecuzione ulteriori 1831 comuni che corrispondono, in termini di unità immobiliari, al 44 per cento del piano previsto.

Il Ministero per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione sottolinea che, sebbene il numero di comuni nei quali «la rete è collaudata e operativa» sia basso rispetto al totale dei comuni inseriti nel Piano, ve ne sono però diversi in cui i lavori sono perlopiù terminati e che necessitano solo del completamento di uno o più lavori intermedi per poter essere collaudati. In tal senso, atteso il loro completamento nei prossimi mesi, si prevede una considerevole accelerazione per ciò che concerne il numero di comuni collaudabili/collaudati entro l'anno.
In termini finanziari, le risorse a disposizione ammontano a circa 1,7 miliardi di euro, di cui circa 1 miliardo di fondi strutturali, 659 milioni dal Fondo per lo sviluppo e la coesione (FSC) e 16,4 milioni di ulteriori fondi regionali.
Il Ministero per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione ha chiesto il contributo fattivo della concessionaria Open Fiber e cercato di rimuovere le criticità ostative all'attuazione del piano. La concessionaria Open Fiber si è impegnata ad accelerare lo sviluppo dei cantieri, avviando i lavori in ulteriori 1465 comuni ed effettuando collaudi in circa altri 900 comuni.
In 668 comuni delle regioni Abruzzo, Calabria, Puglia, Lazio, Sardegna e Toscana, l'intervento — svolto direttamente da Infratel — si dovrà concludere entro giugno 2020. Lo stato di avanzamento degli interventi in questi 668 comuni è il seguente:

in 522 comuni (pari al 78 per cento del target) l'intervento è concluso, 496 di essi sono anche già stati collaudati, mentre 26 sono in fase di collaudo;

in 200 comuni il servizio è già attivo;

entro il 31 dicembre 2020 si stima di attivare il servizio fino ad arrivare a coprire almeno 450 comuni.

Rispetto ai rallentamenti burocratici iniziali, si rileva che gli interventi hanno avuto una accelerazione. Si sono tenute in particolare due riunioni del COBUL il 25 febbraio e il 26 marzo 2020. Nella prima del 25 febbraio sono stati convocati ed ascoltati in audizione i rappresentanti di ANAS, RFI e MIBACT, al fine di analizzare le criticità connesse agli iter autorizzativi di rispettiva competenza. Nella successiva sono state discusse proposte di semplificazione normativa da parte del concessionario (Open Fiber s.p.a.) per accelerare i lavori di infrastrutturazione.
Per migliorare i processi di progettazione e collaudo dei lavori sono stati avviati dei gruppi di lavoro congiunti Infratel Italia-Open Fiber. I gruppi di lavoro hanno concordato le seguenti iniziative:

per le attività di collaudo:

è stata definita una check-list per la verifica dei documenti di collaudo già in uso da entrambe le parti;

sono stati aggiornati e definiti i processi operativi per la produzione della documentazione dei collaudi e per la risoluzione delle prescrizioni con l'esatta individuazione dei ruoli e responsabilità degli attori coinvolti nel processo;

è stato sviluppato un set di parametri di valutazione delle prestazioni (KPI), basato sulle percentuali di rifiuti della documentazione inerente i progetti As Built e le relative prescrizioni;

è stata condivisa una modalità di monitoraggio delle criticità che ostacolano il completamento dei lavori ed impediscono l'esecuzione dei collaudi;

è stato realizzato uno spazio comune con F.A.Q. dove fornire chiarimenti relativi alle operazioni di collaudo ad uso dei collaudatori Infratel Italia e al personale dei territori Open Fiber.

Per le attività di progettazione:

è stata condivisa la check-list per la verifica degli elaborati dei progetti definitivi ed esecutivi;

è stato condiviso con Open Fiber un software sviluppato da Infratel Italia per automatizzare le verifiche di conformità dei progetti alle norme tecniche di progettazione e ai target di copertura previsti nei comuni oggetto di intervento;

sono stati apportati importanti correttivi al flusso di progettazione e all'iter autorizzativo attraverso l'introduzione di controlli funzionali alla riduzione delle tempistiche di richiesta-rilascio delle autorizzazioni;

sono state concordate importanti ottimizzazioni progettuali al fine di migliorare la «qualità sostanziale» dei progetti esecutivi, per rendere più fluida e continua la fase realizzativa e ridurre le dipendenze tra progetti ai fini della collaudabilità.

Infratel Italia e il concessionario Open Fiber hanno inoltre concordato un monitoraggio costante della qualità dei progetti, dell'avanzamento della progettazione, dell'andamento delle attività documentali ed in campo per massimizzare sia il numero dei comuni in cui avviare i lavori, sia il numero dei collaudi nel corso del 2020.
Si segnala, altresì, che il Ministero dello sviluppo economico svolge una costante attività di monitoraggio delle risorse affidate alla gestione di Infratel, non solo attraverso l'analisi e l'approvazione degli stati di avanzamento del progetto BUL e la relazione annuale presentata da Infratel al comitato di indirizzo e monitoraggio, ma anche attraverso frequenti incontri di coordinamento nell'ambito dei rapporti di collaborazione tecnico-operativa con la società.
Il Ministero dello sviluppo economico continuerà, dunque, a vigilare sulla società Infratel e sull'avanzamento del piano e continuerà a monitorare costantemente le fasi attuative poste in essere dal concessionario Open Fiber.
In merito alla preoccupazione espressa dagli interroganti sulle certificazioni dei programmi di spesa da inviare all'Unione europea, si rappresenta che massima è l'attenzione delle strutture amministrative per il completamento degli adempimenti di competenza.
In proposito, si informa che le regioni hanno certificato il livello di spesa per il 2018. Per quanto riguarda, invece, la certificazione dei programmi di spesa al 31 dicembre 2019, il Ministero dello sviluppo economico sta effettuando i controlli di competenza sugli stati di avanzamento consegnati da Infratel.
Allo stato attuale, dunque, non vi sarebbero rischi di perdita di fondi europei sul progetto legati alla certificazione dei programmi di spesa.
Infine, con riferimento alla seconda fase del progetto BUL, la quale prevede misure di sostegno alla domanda di servizi ultraveloci nella forma di
voucher in tutte le aree del Paese e la diffusione di infrastrutture a banda ultralarga nelle cosiddette «aree grigie» a fallimento tecnologico, si evidenzia che anch'essa è stata avviata.
Vista la situazione di emergenza determinata dal COVID-19, che impatta sia sui cantieri aperti che su quelli in apertura, è previsto uno straordinario sforzo di accelerazione. Infatti, il Ministero ha preso contatto con i competenti Commissari europei al fine di ottenere un rapido via libera per il dispiegamento delle risorse disponibili.
Preme evidenziare, infine, che il 5 maggio scorso si è tenuta una riunione del comitato banda ultra larga che ha sbloccato fondi per un totale di 1.546 milioni di euro, di cui 400 per il Piano Scuola e 1.146 per i
voucher a famiglie e imprese.
Entro due anni, dunque, tutte le scuole statali superiori e medie italiane saranno connesse con collegamenti in fibra ottica a 1 Gbps, necessari anche per la teledidattica. Lo stesso è previsto per le primarie e quelle dell'infanzia ricadenti nelle cosiddette «aree bianche».
Inoltre, le famiglie e le imprese che potranno beneficiare, a partire da settembre, di un
voucher per la connettività, differenziato per fasce di reddito, per l'acquisto di servizi di connettività che possano supportare, oltre la teledidattica, anche il lavoro agile dei lavoratori.
In conclusione, si sottolinea che il Governo sente fortemente la necessità di giungere in tempi rapidi alla creazione di una infrastruttura digitale nazionale che assicuri al sistema Paese di superare i divari tecnologici esistenti e raggiungere l'obiettivo europeo di una società digitale pienamente inclusiva.

Il Ministro dello sviluppo economico: Stefano Patuanelli.

 

 

 

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