D.Lgs. sul regime di procedibilità per taluni reati.

Il Consiglio dei Ministri si è riunito a Palazzo Chigi il giorno 08 Febbraio 2018. Tra i decreti legislativi in esame – che abbiamo avuto modo di visionare - anche il decreto relativo alle disposizioni di modifica della disciplina del regime di procedibilità per taluni reati in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 16, lettere a) e b), e 17 della legge 23 giugno 2017, n. 103.

Per quanto riguarda il decreto legislativo, quest’ultimo attua la delega contenuta nella legge 23 giugno 2017, n. 103, recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario”, nella parte relativa alla modifica della disciplina del regime di procedibilità per taluni reati.

Più in dettaglio, il decreto dà attuazione al regime di procedibilità per i reati contro la persona puniti con la sola pena edittale pecuniaria o con la pena edittale detentiva non superiore nel massimo a quattro anni, sola, congiunta o alternativa alla pena pecuniaria; nonché per i reati contro il patrimonio previsti dal codice penale.

Si sono volute ampliare, pertanto, le ipotesi di procedibilità a querela per migliorare l’efficienza del sistema penale, attraverso soprattutto l’operatività dell’istituto dell’estinzione del reato per condotte riparatorie (art. 162-ter del codice penale).

Tale procedibilità a querela, ha lo scopo di apportare una soluzione equilibrata, evitando che si determinino meccanismi automatici in relazione a fatti di non particolare gravità, non costituenti quindi un ostacolo al buon governo dell’azione penale in riferimento a quelli seriamente offensivi. Ulteriore obiettivo è quello di valorizzare l’interesse privato alla punizione del colpevole, in un ambito di penalità connotato dall’offesa a beni strettamente individuali.

In questo modo, quindi, ampliando cioè l’area della procedibilità a querela, si possono favorire meccanismi conciliativi che spesso si concludono proprio nelle fasi preliminari del giudizio, ossia quando si avverte l’esigenza di evitare l’aggravio e il pericolo del processo, prima ancora che della condanna.

Sono diversi gli ambiti di applicazione del decreto e della procedibilità a querela. Solo per citarne alcuni: lesioni personali colpose derivanti da violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale; la cosiddetta minaccia “grave” (art. 612, secondo comma, codice penale); la violazione di domicilio perpetrata dal pubblico ufficiale; il reato di falsificazione, alterazione o soppressione del contenuto di comunicazioni o conversazioni telegrafiche o telefoniche, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno; il reato di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza commesse da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni; il reato di rivelazione, senza giusta causa, a colui che non ne sia il destinatario ovvero a persona diversa da quella tra cui è intervenuta la comunicazione o la conversazione, del contenuto di corrispondenza aperta o di una comunicazione telegrafica o di una conversazione telefonica, commesso da persona addetta al servizio delle poste, dei telegrafi o dei telefoni.

A cura del Dott. Rocco Orefice