Parere del Comitato europeo delle regioni — Pacchetto sugli appalti pubblici

Tale Parere è stato pubblicato sulla GU UE del 25.10.2018. Esso contiene:

OSSERVAZIONI GENERALI

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

 

1.

rileva che parecchi Stati membri hanno recepito nei rispettivi ordinamenti giuridici nazionali le direttive sugli appalti pubblici del 2014 soltanto di recente, e le autorità e i soggetti economici si stanno ancora adattando alle loro disposizioni tramite azioni di formazione e consulenze. In tale contesto, osserva che è necessario al tempo stesso compiere maggiori progressi in materia di appalti pubblici digitali;

 

 

2.

invita la Commissione a svolgere, entro tre anni dalla data del recepimento delle direttive in ogni Stato membro, una valutazione approfondita delle modalità relative non solo al recepimento delle norme dell’UE sugli appalti pubblici nella legislazione nazionale ma anche alla loro applicazione, raccomandando un approccio multilivello in materia; ritiene che nel valutare l’applicazione di tali norme si debba mettere l’accento sul modo in cui esse sono attuate a livello locale e regionale, considerata l’importanza che rivestono gli enti subnazionali nel settore degli appalti pubblici (visto che rappresentano dei partner essenziali nella fase di attuazione), nonché su una valutazione della misura in cui le nuove norme hanno semplificato o reso più complessa la regolamentazione della materia tramite un adeguato recepimento delle direttive, e sono riuscite ad agevolare l’accesso delle PMI alle gare d’appalto, ridurre gli ostacoli burocratici e aumentare il livello di ricorso agli appalti strategici. Bisogna inoltre valutare se hanno contribuito (e in che misura) ad aumentare l’efficienza della spesa pubblica e a migliorare l’occupazione. Facendo seguito alle discussioni in seno alla task force sulla sussidiarietà, il CdR è disponibile a cooperare con le altre istituzioni dell’UE per fornire un riscontro migliore sull’attuazione delle politiche dell’UE a livello locale e regionale, per fare in modo che la legislazione dell’Unione serva meglio gli interessi dei cittadini;

 

 

3.

è del parere che gli appalti strategici, introdotti con la riforma del 2014, rendano le procedure relative agli appalti pubblici molto più complesse, e che i responsabili in questo settore possano quindi aver bisogno di una formazione supplementare per evitare incertezze giuridiche al momento di inserire nei bandi di gara criteri aggiuntivi volti a promuovere obiettivi sociali, ambientali o in materia di innovazione; sottolinea che qualsiasi nuova iniziativa della Commissione nel settore degli appalti pubblici va attentamente valutata al fine di tener conto dei contesti locali e di evitare un aumento degli oneri amministrativi a carico delle amministrazioni aggiudicatrici;

 

 

4.

deplora che le norme sugli aiuti di Stato, le regole europee in materia di contabilità — come il sistema europeo dei conti (SEC) 2010 — e la prassi della Commissione esercitino, di fatto, una pressione che spinge a utilizzare gli appalti pubblici come modalità «più semplice» per rispettare le norme dell’UE in materia di concorrenza ed evitare le sfide legate alla «sovracompensazione». La conseguenza è che la libertà degli Stati membri di organizzare i propri servizi pubblici, soprattutto in campo sociale, risulta limitata, in palese contrasto con quanto disposto all’articolo 14 del TFUE. Inoltre, fa presente che nel quadro degli aiuti di Stato non esiste alcuna disposizione equivalente all’eccezione «in-house» prevista dalle norme sugli appalti pubblici, il che genera ulteriori pressioni, incertezza e distorsioni sul piano gestionale e, in ultima analisi, un’esecuzione del bilancio peggiore;

 

 

5.

esprime preoccupazione riguardo al fatto che il documento della Commissione Toolbox 2017 edition — Quality of Public Administration (Qualità della pubblica amministrazione: un insieme di strumenti per i professionisti del settore — edizione 2017) (1) suggerisca che le amministrazioni pubbliche sono pressoché obbligate a partecipare ad appalti strategici per produrre migliori risultati in campo sociale, anche in materia di sostenibilità e innovazione, e che tali amministrazioni pubbliche avrebbero come imperativo fondamentale di ordine pubblico quello di interagire con i contraenti;

 

 

6.

a tale proposito, desidera precisare che la decisione se prendere o meno in considerazione criteri ambientali, sociali e relativi all’innovazione, ai sensi della riforma del 2014, deve essere lasciata alla discrezionalità dell’autorità pubblica interessata, conformemente al principio dell’autonomia locale nell’organizzazione dei servizi pubblici, e tenendo conto, tra l’altro, di criteri di opportunità e di un’analisi equilibrata dell’impatto in termini di costi e di rendimento dell’investimento;

 

 

7.

sottolinea che, servendosi del loro potere di acquisto per scegliere beni, servizi e lavori rispettosi dell’ambiente, le autorità pubbliche europee possono dare un contributo importante al consumo e alla produzione sostenibili, oltre che a un’economia più efficiente nell’utilizzo delle risorse, e possono pertanto aiutare a realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) ricorrendo allo strumento su base volontaria degli appalti pubblici «verdi» (o ecologici). A questo proposito, accoglie con grande favore la pubblicazione, da parte della Commissione europea nell’ottobre 2017, dell’opuscolo intitolato «Appalti pubblici per un’economia circolare» (2).

 

 

8.

osserva che la riforma del 2014 ha sancito il diritto delle autorità pubbliche di fornire e organizzare direttamente i propri servizi, oltre ad aver definito i concetti di «in-house» e di «cooperazione pubblico-pubblico». Pertanto, gli appalti pubblici costituiscono soltanto uno dei numerosi modi possibili di fornire servizi pubblici, fornitura le cui modalità gestionali non dovrebbero venirne condizionate;

 

 

9.

esorta la Commissione a completare in tempi rapidi l’elaborazione degli orientamenti sulle procedure di aggiudicazione di appalti pubblici per l’innovazione e la guida sugli appalti pubblici socialmente responsabili, per facilitare l’attuazione delle relative disposizioni giuridiche negli Stati membri e in particolare il ricorso all’offerta economicamente più vantaggiosa quale criterio principale di aggiudicazione; invita, a tale riguardo, la Commissione a chiarire che l’offerta economicamente più vantaggiosa non equivale al prezzo più basso.