Risposta ad interrogazione a risposta scritta n. 006586-17 su Superstrada Pedemontana Veneta

In data 2 febbraio 2018 è pervenuta al Parlamento europeo la risposta all’interrogazione a risposta scritta n. 006586-17 su Superstrada Pedemontana Veneta presentata dall’eurodeputato Eleonora Forenza (GUE/NGL).

 

Per il testo dell’interrogazione:

I lavori per la Superstrada Pedemontana Veneta (SPV) sono stati assegnati con Deliberazione della Giunta Regionale (DGR) n. 1934, il 30 giugno 2009, in seguito ad una gara europea. La convenzione iniziale del 21 ottobre 2010 è stata in seguito modificata, alterandone le condizioni e gli importi, con il nuovo Piano economico finanziario (DGR n. 21/CR) del 7 marzo 2017, in violazione della direttiva 2014/23/EU, che imporrebbe la rescissione del contratto e una nuova procedura di gara.

La relazione della Corte dei Conti, del 9 novembre 2016, afferma che, sulla base di flussi di traffico irrealistici del suddetto piano, il «ritorno economico e sociale associato al progetto […] risulta notevolmente inferiore rispetto ai livelli ritenuti accettabili dalla BEI per la finanziabilità di questo tipo di interventi» (cfr. la suddetta relazione a pag. 28).

L'opera è stata sottoposta a VIA speciale, limitando i processi informativi e partecipativi e ponendosi in contrasto con l'articolo 6 della direttiva 2003/35/CE e con la convenzione di Århus.

Vi sono state omissioni e violazioni di portata comunitaria in materia ambientale, per l'impatto della SPV su siti appartenenti alla Rete Natura 2000, protetti dalle normative europee (cfr. il parere della commissione speciale VIA 13-2-2006 (pagg. 22-23-24) e la relazione di incidenza ambientale, agosto 2012).

Alla luce di quanto sopra esposto, si chiede alla Commissione:

se ritiene che si configurino violazioni delle direttive comunitarie citate;

quali iniziative intende assumere in proposito.

 

Per il testo della risposta:

La Commissione è al corrente del progetto in questione, che ha esaminato a più riprese tra il 2011 e il 2013. Tuttavia, dall'esame non è emersa alcuna infrazione della normativa UE in campo ambientale. È inoltre opportuno sottolineare, come indicato nell’interrogazione scritta, che le autorità italiane sembrano aver adottato misure per ovviare alle eventuali carenze del progetto. In questo caso la direttiva sulla valutazione dell’impatto ambientale(1), recepita dall’Italia, prevede mezzi specifici di ricorso a livello nazionale che garantiscono soluzioni più efficaci in situazioni simili. La Commissione interverrà solo se saranno riscontrate prove di una violazione generale e persistente dei requisiti dell’UE in materia e se le autorità nazionali, incluse le autorità giudiziarie, non adotteranno provvedimenti opportuni.

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(1)

Direttiva 2014/52/UE (GU L 124 del 25.4.2014, pag. 1).