Bozza ddl riforma della Giustizia 4 Giugno 2020

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ART.8
(Assunzione di cariche politiche e di incarichi presso organi politici da parte dei magistrati)
1. Nell’esercizio della delega di cui all’articolo 8, i decreti legislativi recanti modifiche alle
disposizioni dirette a regolare l’accesso dei magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari
alle cariche elettive e di governo e il loro ricollocamento in ruolo alla cessazione dalla carica,
nonché dirette a disciplinare gli incarichi apicali dei magistrati ordinari presso la Presidenza del
Consiglio dei ministri e i Ministeri, e presso le giunte regionali, sono adottati nel rispetto dei
seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) estendere il regime di ineleggibilità dei magistrati di cui all’articolo 8 del decreto del
Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, alle ulteriori cariche elettive di cui alla lettera
b), anche introducendo modifiche alla legge 2 luglio 2004, n. 165, prevedendo l’aumento da sei
mesi a due anni del periodo considerato ai fini della eleggibilità di cui al predetto articolo 8;
b) precludere il rientro nei ruoli organici della magistratura ordinaria o speciale di
appartenenza al magistrato che abbia ricoperto la carica di parlamentare nazionale o
europeo, di componente del Governo, di consigliere regionale o provinciale nelle Province
autonome di Trento e Bolzano, di Presidente o assessore nelle giunte delle Regioni o delle
Province autonome di Trento e Bolzano, di sindaco in comuni con più di centomila abitanti;
stabilire conseguentemente che, alla scadenza o alla cessazione del mandato, il magistrato è
collocato nei ruoli amministrativi della propria o di altra amministrazione conservando il suo
trattamento economico e che ai fini del trattamento economico non si tenga conto del periodo
trascorso fuori dai ruoli organici della magistratura ordinaria o speciale di appartenenza;
c) prevedere che i magistrati ordinari, amministrativi, contabili e militari in aspettativa, esclusi
quelli in servizio presso le giurisdizioni superiori o presso gli uffici giudiziari con competenza
territoriale a carattere nazionale, candidatisi ma non eletti ad una delle cariche elettive di cui alla
lettera b), successivamente alla proclamazione degli eletti alle medesime cariche, non possano
essere ricollocati in ruolo con assegnazione ad un ufficio avente competenza in tutto o in parte sul
territorio di una regione compresa in tutto o in parte nella circoscrizione elettorale in cui hanno
presentato la candidatura o in una regione limitrofa, ovvero non possano essere ricollocati in ruolo
con assegnazione ad un ufficio del distretto nel quale esercitavano le funzioni al momento della
candidatura; prevedere altresì che il ricollocamento in ruolo ai sensi della presente lettera sia
disposto con divieto di esercizio delle funzioni monocratiche penali e con divieto di ricoprire
incarichi direttivi o semidirettivi; stabilire che i limiti e i divieti di cui alla presente lettera
abbiano una durata non inferiore a cinque anni; i medesimi princìpi si applicano ai magistrati
appartenenti alle magistrature speciali, tenendo conto delle rispettive circoscrizioni regionali o
sovraregionali o, nell’impossibilità di adattamento, anche in deroga;
d) prevedere un regime di aspettativa obbligatoria senza assegni per il magistrato ordinario o
speciale che ricopra cariche elettive o di governo in enti territoriali diversi da quelli di cui alla
lettera b), con esclusione della carica di sindaco o componente di consigli o giunte di comuni
con meno di 5.000 abitanti; alla scadenza del mandato, il magistrato è ricollocato in ruolo in
ufficio appartenente a distretto diverso da quello nel quale ha esercitato il mandato
amministrativo, al quale può essere successivamente assegnato trascorso un numero di anni non
inferiore a cinque; i medesimi princìpi si applicano ai magistrati appartenenti alle magistrature
speciali, tenendo conto delle rispettive circoscrizioni regionali o sovraregionali;
e) prevedere che i magistrati ordinari collocati fuori ruolo per l’assunzione di incarichi
apicali, inclusi quelli di diretta collaborazione, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri
e i Ministeri, nonché presso le giunte regionali, non possono fare domanda per accedere a
incarichi direttivi per un periodo di anni due decorrente dal giorno di cessazione dell’incarico,
fatto salvo il caso in cui l’incarico direttivo sia stato ricoperto in precedenza.
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